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Sono Franco Raviola, ex dipendente in
quiescenza.
Ho strutturato il mio intervento in tre
fasi.
●
una
prima riguardante specificamente le azioni di
risparmio,
●
una seconda sullo status attuale della Banca,
●
una terza alcuni sistemi anacronistici di
lavoro.
Premetto che con gli attuali chiari di luna, ed
in qualsivoglia tipo di congiuntura, un’allegra
finanza creativa può – anzi direi deve, se no
che creatività avrebbe – produrre utili, tranne
mangiarsi poi il capitale per pagare tali utili,
o comunque distribuire dividendi ma licenziare
in contemporanea il personale più anziano per
rientrare di parte della spesa creativa.
Realisticamente l’attuale status economico non
produrrà utili cash per un non breve
periodo, e pertanto le azioni di risparmio,
privilegiate nella distribuzione del dividendo,
alla luce di tale realtà, sono titoli che non
hanno più ragione di esistere.
Pertanto devono essere convertite in azioni
ordinarie….
….come già richiesto nel febbraio 2007 e
fedelmente illustrato nella relazione del prof.
SFAMENI, attuale rappresentate comune degli
azionisti di risparmio, che non ha sortito
effetto alcuno, pur con la dovuta presa d’atto
sia del Consiglio di Gestione che di quello di
Sorveglianza, che si sono chiamati fuori,
ritenendosi seraficamente non obbligati a
decidere in merito a tale specifica delibera,
ancorchè richiesta da azionisti e inoltrata dopo
relativa approvazione assembleare.
La richiesta di questa conversione di
risparmio in ordinarie, aumenterebbe di 932.49
mln il numero delle ordinarie, riunificando il
capitale sociale in numero 12.7 mld di azioni.
Questo rimaneggio numeri porterebbe a diluire
l’impatto non solo psicologico ma
soprattutto di valore, che provocherà il
cambio di mano, totale o parziale, di 593 mnl di
az. Ordinarie, poco più dell’attuale 5% del
capitale, detenute dalla Carlo Tassara Spa
(soglia il cui superamento, del 5%, è soggetta a
preventiva autorizzazione della Banca d’Italia).
Già, mr. Zaleski,
e non ditemi che le az. di risparmio non sono
comunque legate alle ordinarie.
Non bastava il disastroso andamento dei titoli
bancari, dopo i noti eventi, anche per la quasi
totale perdita di fiducia nei biechi figuri che
sono i Banchieri (vedi la solita frase…Tu
dimostrami che non hai bisogno di soldi ed io Ti
finanzio…) !
Per IntesaSanpaolo ci voleva anche l’intreccio
Tassara e le azioni Intesa da buttare sul
mercato per ricoprirne i debiti esteri e
italici.
Quello che mi ha più negativamente colpito di
questa storia, e che traspare dai sibillini
comunicati e/o articoli attuali e strettamente
precedenti di Reuter, Ansa, Intesa, Sole,
MilanoFinanza, La Stampa etc., compresa la
lettera al Sole del 26/11 u.s. del dr. Bazoli, è
la sudditanza dimostrata materialmente da Intesa
nei confronti di Unicredito che, oltre ad aver
siglato separatamente col debitore, unica banca,
un “…adeguamento del tasso di interesse
sull’attuale profilo di rischio…” sul 50% della
propria esposizione, è la Banca che rientrerà in
modo più rilevante dei propri debiti, a fronte
del passaggio di mano, o meglio della vendita di
almeno il 3% delle azioni Intesa di proprietà
Tassara.
Che poi in questa società debba avvenire tutto
uno stravolgimento nella composizione del CdA,
al fini di passare il potere decisionale alle
Banche, è tutto un altro discorso futuro. …… E’
adesso che il guaio si è concretizzato!
Il comunicato di Intesa del 1/12 parla della “
sigla di un TERM SHEET avente per oggetto la
stabilizzazione e progressiva riduzione
dell’indebitamento…etc”...
Accidenti ai termini inglesi! A me sembra di
vivere comunque in Italia…l’inglese non lo
conosco ma, vocabolario alla mano, lo tradurrei
con “condizioni di ricopertura” che rende meglio
nella nostra madre lingua il suo significato.
Anche se, cercando sul vocabolario, ho scoperto
che sia il sostantivo sheet che il verbo to
sheet assumono significati diversi, secondo cosa
segue o precede, col risultato di trovare che
assurge anche al significato, nella imperiale
Inghilterra che ha dominato il mondo attraverso
il controllo dei mari, sia con corsari che con
democratici cannoni …”…stringere il vento alando
le scotte…” (to sheet home), un italico “salpa
l’ancora e togliamoci dai piedi” o meglio un
“predi i soldi e scappa”, molto più realistico.
Tutto ciò tenuto ben presente, alla luce di non
voler più continuare a finanziare non solo i
capitalisti prestanome (per diverse operazioni
in altre società finanziarie e non…) ma
addirittura sembra i mancati dividendi non
distribuiti agli azionisti normali ma anticipati
a Ms . Zaleski perchè paghi gli interessi
passivi delle Banche estere (RBS e BNP al fine
della loro non escussione delle garanzie
prestate) per poter continuare ad operare
finanziariamente.
E con gli interessi debitori che per un anno non
verranno riscossi. Poi…si vedrà.
Vorrei poi ritornare sulle Risparmio,
richiamando l’attenzione sul dividendo che
comunque cartaceamente verrebbe attribuito a
queste azioni (che dovrebbero cessare di
esistere ed essere convertite in ordinarie):……….
un suo pagamento in azioni di risparmio come
cedola per le risparmio stesse, è un non senso,
pur se allo stato attuale delle cose non è
facile stabile che cosa abbia o non abbia senso.
Mentre è più reale pagare il dividendo delle
azioni presenti sul mercato con l’emissione di
obbligazioni a tasso fisso, convertibili, che
dovranno avere un tasso come minimo del 5%,
tenuto conto che l’Unicredito paga un rendimento
di poco inferiore al 10% agli investitori
istituzionali che si sono accollati
volontariamente l’onore di sottoscrivere
l’aumento di capitale….
Pur rinviando di qualche anno l’operatività
delle nuove emissioni, anche non rappresentando
l’apice del godimento da parte del
risparmiatore, si crea comunque uno spiraglio di
monetizzazione futura, maggiore soprattutto se
tali obbligazioni convertibili, a partire dal
quarto anno dalla loro emissione, avranno un
parametro di conversione, da tale scadenza, in
azioni, a rimborso variabile, denominato bull
(toro / in opposizione a bear = orso), dove il
prezzo di conversione del titolo non è 1 a 1 ma
legato all’andamento del MIB nel periodo di
riferimento, cioè un valore di conversione
superiore al parametro “alla pari” nel caso di
aumento dell’indice MIB nel periodo prefissato,
o inferiore alla parità di concambio in caso di
andamento negativo del MIB stesso.
E questo parametro di conversione variabile,
basato sull’attuale indice MIB con titoli che
hanno perso dal 50 all’ 80%, non può che puntare
poi al rialzo.
Con buona pace futura del portafoglio di chi
avrà tali titoli.
Anche perché in caso contrario, con ulteriore
costante discesa del MIB nel corso dei prossimi
quattro anni, non resteranno non solo gli occhi
per piangere, ma neppure le società quotate.
Vi sono poi alcuni aspetti macroscopicamente
anacronistici sull’operatività bancaria:
= IntesaSanpaolo ha inviato a tutti i Dipendenti
in servizio ed in quiescenza il Nuovo Pacchetto
delle condizioni da accettare e sottoscrivere.
Mentre i Dipendenti accettano direttamente col
proprio PC in ufficio, i Pensionati, o gli
assenti dal lavoro, devono inviare il documento
di accettazione presso i diversi Uffici del
Personale, quali centri di raccolta, secondo le
Banche di appartenenza.
Tranne che per IntesaSanpaolo, dove la scelta di
concentrazione nazionale è stata quella
dell’Ufficio Relazioni Sindacali di Via Lugaro,
a Torino.
Quello che una volta si chiamava Ufficio
Personale, in IntesaSanpaolo, è stato abolito,
non esiste più?
Mi spiegate che cosa c’entrano i sindacati con
il personale presente ed in pensione?
L’ufficio di via Lugaro, terzo piano – seconda
porta dall’ascensore - dove mi sono recato,
nonostante quanto dettomi da sindacalisti in
servizio, non è aperto al pubblico (ex
dipendenti, in quiescenza, praticamente estranei
da gettare nella spazzatura…
nell’indifferenziato…), è presidiato da
sindacalisti che ritirano i documenti solo DUE
giorni alla settimana su CINQUE.
Alla reception non possono rilasciare ricevuta
se viene lasciato il documento da inoltrare al
terzo piano.
Naturalmente le raccomandate A/R le ritira e
firma la reception…che poi le porta al terzo
piano.
Ma perché sindacati e non Ufficio del Personale?
= Gadget natalizi UNICEF.
Quando ho effettuato il mio solito acquisto, ho
scoperto che il programma contabile allo
sportello prevede che vengano percepite le spese
di 6,50 euro (costo del bonifico in contanti per
l’Unicef) per ogni operazione .
Quindi lo sportellista deve procedere
(autorizzato all’uopo) a stornare le spese in
questione con ulteriore operazione contabile (3
passaggi a terminale più bilancio contabile per
eseguire UNA operazione).
Complimenti al genio della programmazione che ha
studiato l’operazione.
= Per chiudere parliamo di Intesa Vita (altro se
mai durante le repliche)
Intesa Vita avvisa in data 31/10 che in seguito
ad un intervento sugli archivi informatici, i
codici di riferimento dei contratti sono
cambiati, e fornisce pertanto il nuovo numero
delle polizza in essere (aggiunge che tutte le
clausole contrattuali restano invariate).
In data 06/11 ulteriore lettera invitante a
verificare che i premi di polizza siano stati
regolarmente versati, pena mancanza
dell’eventuale beneficio fiscale collegato alla
polizza.
Se qualcuno, verificando sul proprio c/c, si
accorge di non aver ricevuto l’addebito del
premio pattuito per il 2008, deve provvedere
subito a versare sulle coordinate bancarie di
seguito indicate, in quanto è il singolo
contraente responsabile del pagamento dei premi
previsti… Debbo quindi
ritenere che la nuova codificazione Intesa Vita
non sia in grado, o meglio non consenta, di
verificare chi ha regolarmente pagato i premi e
chi no.…Oppure…che l’intervento di Intesa Vita
sugli archivi elettronici abbia
causato…disguidi, cancellazioni, anomalie varie.
Semplicemente osceno.
Diceva Voltaire:
molti uomini sono destinati a ragionare male
altri a non ragionare affatto
ed altri ancora a perseguitare coloro che
ragionano.
Io sono qui.
Rinnovando la fiducia al Prof. SFAMENI, attendo
Vostre risposte con riserva di replica,
chiedendo nuovamente all’assemblea, se fosse
necessario, di riformulare la richiesta di
conversione della az. di Risparmio in Ordinarie,
come sopra indicato, salvo migliorie nel
rapporto di conversione che l’assemblea volesse
determinare. |