Banca Intesa: dipendenti di Serie A vs dipendenti di Serie B

 

Leo Marchetti ci ha inviato quanto sua figlia Michela (non sollecitata) ha scritto alla UIL di Ravenna in relazione ad un comunicato della stessa UIL FPL del 12 febbraio 2007 (visualizzabile cliccando sul tasto del menu orizzontale in alto)

 
Buongiorno, sono Michela Marchetti e volevo segnalare in merito al Comunicato UIL-F.P.L. che Banca Intesa non è sempre stata così magnanima verso i dipendenti prossimi alla pensione. 
Mio padre, infatti, ha prestato servizio in quella banca per più di 30 anni e nel 2004 è stato COSTRETTO ad andare in esodo, rimanendo in quella condizione sino al 2006, anno in cui è andato in pensione. 
Come lui, altri dipendenti sono stati "invitati" ad andare in esodo ed alcuni di loro, meno fortunati, stanno ancora aspettando di andare in pensione, tutte persone in gamba che avrebbero potuto continuare ad avere un ruolo attivo nel management di Banca Intesa. 
E che dire di noi, figli di questi dipendenti di Serie B? 
A noi Banca Intesa non ha pensato: nell'accordo siglato nel 2004 non si parlava di assumere i figli al posto dei genitori che andavano in esodo o in pensione. 
Non vi sembra un tantino scorretto? Sono stati adottati chiaramente due pesi e due misure. 
A mio giudizio è inconcepibile che la Banca pensi di assumere come apprendisti il figli dei dipendenti andati in esodo o in pensione, quando fuori dalla porta ci sono altrettanti ragazzi, forse più qualificati e meritevoli, che si vedono precludere un'appetibile opportunità di lavoro. 
E poi, supponendo di poter prescindere, perché negare ai figli dei dipendenti che sono andati in esodo nel 2004  - le cavie da laboratorio - la possibilità di un apprendistato in Banca Intesa? Forse che i nostri genitori non abbiano lavorato in Banca Intesa come coloro che si apprestano ad andare in esodo o in pensione? 
Saluti, 
Michela