L'Assemblea 2007 di Intesa Sanpaolo
L'intervento di Antonio Masia e successive repliche

Assemblea IntesaSanpaolo 03 05 2007 – (ordinaria e straordinaria)
 

L'intervento di Antonio Masia

Buongiorno,

In questa  evidente occupazione del Sanpaolo da parte di Intesa, che fa seguito  a quella, per me dolorosa, della Comit, continua a mancare un aspetto fondamentale, e di questo voglio parlare.

Manca, all’interno della vostra filosofia operativa,  il concetto sociale del profitto.

Da piccolo azionista, ed in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Pensionati ed Esodati della Banca Commerciale Italiana , Vi sottopongo alcune riflessioni circa le differenze fra il pensiero del cattolico Bazoli ( “cattolico” NON per deriderlo, ma per coglierne alcune importanti contraddizioni) e quello del laico Mattioli, che rispondendo alla Commissione Costituente nel 46 disse: 

”io mi auguro che si possa instaurare appieno il cosidetto controllo sociale degli affari, semprechè sia condotto badando alla sostanza e non al travestimento per il palcoscenico 

NOI
Vogliamo un sistema bancario al servizio dei cittadini….

Non vogliamo un sistema bancario che pensa solo al profitto….
.
E con questo tracciamo subito una netta linea di confine fra prima e dopo.
Ci fa difetto la lucidità d’analisi e non riusciamo a cogliere il nuovo che avanza?
Può anche essere, ma occorre chiedersi se il nuovo che procede all’insegna dell’assoluta libertà di un  mercato, che si pretende in grado da solo di irradiare benessere e dignità alle componenti più deboli del lavoro,  stia veramente realizzando un mondo migliore, più libero, più giusto, più meritocratico, più competitivo.
E’ così?  Oppure ci stiamo sempre più immettendo in un mondo, da lasciare ai figli, pervaso da individualismo, superficialità, egoismo, e inquinato dell’idea ossessiva del solo profitto?
Il Premio Nobel per la Pace 2006, Yunus che ha realizzato e diffuso nel mondo la fertile pratica del microcredito sociale, ci  dice a proposito del “social business” :”la massimizzazione del profitto rappresenta una interpretazione del capitalismo che  isola gli imprenditori da ogni dimensione politica, emotiva, sociale, spirituale e ambientale; occorre per l’imprenditore avere due motivazioni: massimizzare I profitti e fare del bene al prossimo ed al mondo in generale”.

Ecco il social business. Se lo si ignora, Prof.  Bazoli,  si serve solo Mammona, si idolatra il mercato, e tutto passa sugli scaffali per la vendita al consumo,  tutto anche le idee e lo spirito. Professore ascolti il Cardinale Tettamanzi:prima l’uomo poi il profitto.
Di quel prezioso meccanismo  sociale che, durante la formazione indispensabile del profitto, DEVE permeare il procedere aziendale, oggi da Voi  non si intravede NIENTE.
Se osserviamo   chi dovrebbe avere al centro della propria  strategia il servizio al risparmio ed ai risparmiatori,  alle imprese ed agli imprenditori, non vediamo  né buoni servizi  , né minori costi alla clientela sempre più sfiduciata (la UE su questo vi richiama severamente) né migliore formazione professionale, né migliore capacità di competizione nazionale e globale.

In campo nazionale addirittura si contraggono spazi di competizione per posizioni al confine del monopolio.

Prevale l’ansia del profitto e del potere e con ciò il superamento di regole buone ed etici comportamenti. Non vogliamo dire con ciò che bisogna rinunciare o mortificare  la prospettiva del profitto, finalità indispensabile se si vuole progredire. Ma non pare ulteriormente corretto e socialmente tollerabile procedere solo con il fine esclusivo dello stesso e su quell’ altare sacrificare tutto.
Colpevoli responsabilità su questo vanno ai Sindacati.

Ecco quindi che  il raffronto fra la Banca di Mattioli e l’Intesa di Bazoli pone alla nostra attenzione un contrasto netto fra un valore e un disvalore.
Da una parte una banca aperta ricca di valori, che lasciava al suo buon meccanismo operativo e di formazione del profitto ampi spazi per la socialità, la grande scuola di formazione del personale, la meritevole attenzione umana alle risorse, la solidarietà, il sostegno alla cultura.

Dall’altra,  cosa vediamo?
L’attenzione spasmodica per I budget ossessivi-depressivi, all’insegna del risultato che ogni anno dev’essere superiore a quello precedente, ignorando spesso le reali condizioni del mercato, le aspettative le capacità e le esigenze del risparmiatore.

La superficiale e strumentale formazione del personale, orientata in maniera maniacale alla vendita dei prodotti da banco: oggi si vende questo domani quello e così via… un girotondo che al risparmiatore procura poco ma al sistema tantissimo.
L’attesa ansiogena  di utili per  inappagabili azionisti, e per  stimolare, verso risultati sfrenati I manager attraverso pingui premi in denaro. Il che vuol dire per il Dr. Passera, in tre anni, qualcosa, oltre lo stipendio, pari a circa 60 MILIARDI di  Lire, e a scendere per  I suoi primi venti manager, insieme a lui, oltre 200 miliardi. Valore per I manager troppo, valori ZERO , Dr Passera.

Risultato finale:
Per il cattolico Prof. Bazoli (ecco la contraddizione) la quasi “santificazione” attraverso convegni, libri, articoli, di uomo rivolto al sociale, per il Dr. Passera la nomina stonata a “Cavaliere del lavoro”.
Per i circa 10000 bancari Intesa già fuorusciti dal lavoro e per quelli in corso di uscita (sono cominciati I licenziamenti)  a seguito della recente megafusione Intesa/Sanpaolo, nessuna attenzione    , problemi finanziari, la panchina del giardinetto e neppure  una medaglietta di latta.

E per I pensionati? L’aggressione e la fine ingiustificata ed illegittima del loro ricchissimo Fondo Pensioni, che i nostri “padri della Comit” avevano creato più di 100 anni fa. Anche su questa vicenda vergognosa e condotta sul piano della ingiustificatezza ed illegittimità e contro i pensionati , niente è stato detto dalla stampa cosiddetta LIBERA: eppure si è tolto un diritto acquisito ai Padri , nel mentre si promettono i “paradisi previdenziali” ai Figli, attraverso la strombazzante pubblicità dei nuovi e “miracolosi” fondi pensione integrativi. 

Per concludere:

Tutto ora affoga nel mare di questa ulteriore conquista. Due banche grosse e in salute contabile (solo contabile), con la opportuna comprensione del Governo e delle Istituzioni si sovrappongono in Italia ,  contano poco all’estero (Intesa ricordiamo aveva precipitosamente disfatto la grande rete internazionale Comit).

Un nuovo mega potere avanza sui destini finanziari, economici, sociali e politici del bel Paese!

Tutto ora passa attraverso le Banche: imprese, aziende, industrie, società di servizi, di rete. Possibile che le Banche siano le sole ad avere i mezzi per  comprare aziende, organizzare,comandare, coordinare e  disporre dei consigli di amministrazione?

La situazione pre-IRI e l’esigenza sociale e politica dell’IRI non ci ricordano più niente?

E i dubbi per la controriforma in atto di cui parlano Mario Monti  e Francesco Giavazzi  ed altri cervelli?  

Di sociale comunque  Niente!  

Per azionisti e manager? …… un futuro d’oro!
Per il Paese?...... un altro calderone con dentro anime e storie diverse per confondere acque e dati! Una nuova banca, grande sì,  ma cinica e  senz’Anima!

Antonio Maria Masia  - Torino  3.5.07

_____
 

Testo della Replica dell’azionista Masia.

Assemblea azionisti Intesa Sapaolo del 3-5-2007 – Torino  

Nel rispondere all’azionista Buffardi il Dr Passera dice che non è vero che ci sono stati  licenziamenti e precisa che nel 2003 – 2004- 2005 a seguito dell’accordo con I Sindacati sono usciti 5600 dipendenti di cui una parte per aver maturato il diritto alla pensione d’anzianità ed il resto per aver volontariamente aderito al Fondo Esuberi.

A quel punto io (Masia) dico: no! Ne avete licenziati 1000.

Il Dr Passera risponde: Masia (e Buffardi) come al solito vengono in Assemblea per dire delle falsità.

Nella mia   replica io dico:

“Sinceramente Dr. Passera Lei oggi  ha avuto una caduta di forma e di educazione nei mie confronti . Tutto da Lei mi potevo aspettare tranne che Lei affermasse che io dico cose false e notizie false perché io ho detto la verità  ed è lei che si sbaglia di grosso.

Come Lei ben sa io rappresento L’Associazione Nazionale Pensionati ed Esodati della Banca Commerciale Italiana e conosco la situazione,  Quando Lei tenta di raffigurare il problema degli esodi come un problema che si riduce a 5600 uscite di cui una parte perché ha maturato il diritto alla pensione di anzianità ed  il resto perché ha aderito volontariamente ad entrare in Fondo Esuberi, dice cose che non sono vere, completamente vere: E per il fatto che Lei mi abbia dato del falso io mi aspetto le sue scuse.

Il Dr. Passera mi interrompe dicendo: “non  ci penso nemmeno”  

Continuo io (Masia) : Lei non ci pensi neanche, ma io me le aspetto.

Qui c’è il suo capo del personale Dr. Micheli: allora nel 2003 avete licenziato 274 colleghi che avevano maturato la pensione ……

Mi interrompe il Prof Bazoli dicendo che il mio tempo di replica  è scaduto.

Io continuo:  “mi faccia finire". E riprendo.

Lei Dr. Passera si è espresso come se se non ci fossero mai stati licenziamenti e la parola “falso” nei miei confronti l’ha usata quando mi ha sentito dire che c’erano 1000 licenziati.

Ed infatti nel 2003  ne avete licenziato  274 come detto, nel 2004 altri 673 licenziati e nel 2005 altri 60, se fa le somme  siamo a circa 1000. A me a questo punto interessava che gli azionisti , le persone  i cittadini che sono qui avessero una rappresentazione esatta , una cognizione esatta del fenomeno Fondo Esuberi. Ci sono stati 1000 licenziamenti  ed infatti avete avuto decine e decine di ricorsi giudiziari contro i licenziamenti, in parte vinte dai colleghi ricorrenti, diversi dei quali avete dovuto reintegrare in servizio. Mi interessa che l’Amministratore  Delegato quando rappresenta una situazione dica la verità e non  dire che Masia dice falsità.

Il Dr. Passera interagisce replicando..... che lui aveva ammesso di uscite obbligatorie.

Io (Masia) controreplico  che non è vero (invoco la registrazione televisiva  del dibattito sul punto ), precisando    che la parola “obbligatorio o licenziamento” non era mai stata usata dal Dr. Passera, nel corso della sua replica. 

Infine a proposito della  successiva replica del Dr, Passera ( ”le nostre posizioni di mercato sono del 20% e quindi inferiori a quelle dei nostri competitori europei”) alla mia affermazione    circa le quote  di mercato IntesaSanpaolo verso “posizioni  al confine del monopolio” io (Masia) controreplico  e finisco così: “a proposito di monopolio preciso che la cessione di sportelli ve l’ha imposta l’Antitrust e non Masia”.