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L'intervento di Antonio
Masia
Buongiorno,
In questa evidente
occupazione del Sanpaolo da parte di Intesa, che fa seguito
a quella, per me dolorosa, della Comit, continua a mancare
un aspetto fondamentale, e di questo voglio parlare.
Manca, all’interno della
vostra filosofia operativa, il concetto sociale del
profitto.
Da piccolo azionista, ed in
rappresentanza dell’Associazione Nazionale Pensionati ed
Esodati della Banca Commerciale Italiana , Vi sottopongo
alcune riflessioni circa le differenze fra il pensiero del
cattolico Bazoli (
“cattolico” NON per deriderlo, ma per coglierne alcune
importanti contraddizioni)
e quello del laico Mattioli,
che rispondendo alla Commissione Costituente nel 46 disse:
”io
mi auguro
che si possa instaurare appieno il cosidetto controllo
sociale degli affari, semprechè sia condotto badando alla
sostanza e non al travestimento per il palcoscenico”
NOI
Vogliamo un sistema
bancario al servizio dei cittadini….
Non
vogliamo un sistema bancario che pensa solo al profitto…..
E con
questo tracciamo subito una netta linea di confine fra prima
e dopo.
Ci fa difetto la lucidità d’analisi
e non riusciamo a cogliere il nuovo che avanza?
Può anche essere, ma occorre
chiedersi se il nuovo che procede all’insegna dell’assoluta
libertà di un mercato, che si pretende in grado da solo di
irradiare benessere e dignità alle componenti più deboli del
lavoro, stia veramente realizzando un mondo migliore, più
libero, più giusto, più meritocratico, più competitivo.
E’ così? Oppure ci stiamo sempre
più immettendo in un mondo, da lasciare ai figli, pervaso da
individualismo, superficialità, egoismo, e inquinato
dell’idea ossessiva del solo profitto?
Il Premio Nobel per la Pace
2006, Yunus che ha realizzato e diffuso nel mondo la
fertile pratica del microcredito sociale, ci dice a
proposito del “social business” :”la massimizzazione del
profitto rappresenta una interpretazione del capitalismo
che isola gli imprenditori da ogni dimensione politica,
emotiva, sociale, spirituale e ambientale; occorre per
l’imprenditore avere due motivazioni: massimizzare I
profitti e fare del bene al prossimo ed al mondo in
generale”.
Ecco il social business. Se lo si ignora, Prof. Bazoli,
si serve solo Mammona, si idolatra il mercato, e tutto passa
sugli scaffali per la vendita al consumo, tutto anche le
idee e lo spirito. Professore ascolti il Cardinale
Tettamanzi:prima l’uomo poi il profitto.
Di quel prezioso meccanismo sociale
che, durante la formazione indispensabile del profitto, DEVE
permeare il procedere aziendale, oggi da Voi non si
intravede NIENTE.
Se osserviamo chi dovrebbe avere
al centro della propria strategia il servizio al risparmio
ed ai risparmiatori, alle imprese ed agli imprenditori, non
vediamo né buoni servizi , né minori costi alla clientela
sempre più sfiduciata (la UE su questo vi richiama
severamente) né migliore formazione professionale, né
migliore capacità di competizione nazionale e globale.
In campo nazionale
addirittura si contraggono spazi di competizione per
posizioni al confine del monopolio.
Prevale l’ansia del
profitto e del potere
e con ciò il superamento di
regole buone ed etici comportamenti. Non vogliamo dire con
ciò che bisogna rinunciare o mortificare la prospettiva del
profitto, finalità indispensabile se si vuole progredire. Ma
non pare ulteriormente corretto e socialmente tollerabile
procedere solo con il fine esclusivo dello stesso e su
quell’ altare sacrificare tutto.
Colpevoli responsabilità su questo vanno ai Sindacati.
Ecco quindi che il raffronto
fra la Banca di Mattioli e l’Intesa di Bazoli pone alla
nostra attenzione un contrasto netto fra un valore e
un disvalore.
Da una parte una banca aperta
ricca di valori, che lasciava al suo buon meccanismo
operativo e di formazione del profitto ampi spazi per la
socialità, la grande scuola di formazione del personale, la
meritevole attenzione umana alle risorse, la solidarietà, il
sostegno alla cultura.
Dall’altra, cosa vediamo?
L’attenzione spasmodica per I budget
ossessivi-depressivi, all’insegna del risultato che ogni
anno dev’essere superiore a quello precedente, ignorando
spesso le reali condizioni del mercato, le aspettative le
capacità e le esigenze del risparmiatore.
La superficiale e
strumentale formazione
del personale, orientata in maniera maniacale alla vendita
dei prodotti da banco: oggi si vende questo domani quello e
così via… un girotondo che al risparmiatore procura poco ma
al sistema tantissimo.
L’attesa
ansiogena di utili per inappagabili azionisti, e per
stimolare, verso risultati sfrenati I manager attraverso
pingui premi in denaro. Il che vuol dire per il Dr. Passera,
in tre anni, qualcosa, oltre lo stipendio, pari a circa 60
MILIARDI di Lire, e a scendere per I suoi primi venti
manager, insieme a lui, oltre 200 miliardi. Valore per I
manager troppo, valori ZERO , Dr Passera.
Risultato finale:
Per il cattolico Prof. Bazoli (ecco la contraddizione)
la quasi “santificazione” attraverso convegni, libri,
articoli, di uomo rivolto al sociale, per il Dr. Passera la
nomina stonata a “Cavaliere del lavoro”.
Per i circa 10000 bancari Intesa
già fuorusciti dal lavoro e per quelli in corso di
uscita (sono cominciati I licenziamenti) a seguito della
recente megafusione Intesa/Sanpaolo, nessuna attenzione ,
problemi finanziari, la panchina del giardinetto e neppure
una medaglietta di latta.
E per I
pensionati? L’aggressione e la fine ingiustificata ed
illegittima del loro ricchissimo Fondo Pensioni, che i
nostri “padri della Comit” avevano creato più di 100 anni
fa. Anche su questa vicenda vergognosa e condotta sul piano
della ingiustificatezza ed illegittimità e contro i
pensionati , niente è stato detto dalla stampa cosiddetta
LIBERA: eppure si è tolto un diritto acquisito ai Padri ,
nel mentre si promettono i “paradisi previdenziali” ai
Figli, attraverso la strombazzante pubblicità dei nuovi e
“miracolosi” fondi pensione integrativi.
Per concludere:
Tutto ora affoga nel mare di
questa ulteriore conquista. Due banche grosse e in salute
contabile (solo contabile), con la opportuna comprensione
del Governo e delle Istituzioni si sovrappongono in Italia ,
contano poco all’estero (Intesa ricordiamo aveva
precipitosamente disfatto la grande rete internazionale
Comit).
Un nuovo mega potere
avanza sui destini finanziari, economici, sociali e
politici del bel Paese!
Tutto ora passa attraverso le
Banche: imprese, aziende, industrie, società di servizi, di
rete. Possibile che le Banche siano le sole ad avere i mezzi
per comprare aziende, organizzare,comandare, coordinare e
disporre dei consigli di amministrazione?
La situazione pre-IRI e
l’esigenza sociale e politica dell’IRI non ci ricordano più
niente?
E i dubbi per la
controriforma in atto di cui parlano Mario Monti e
Francesco Giavazzi ed altri cervelli?
Di sociale comunque Niente!
Per azionisti e manager? ……
un futuro d’oro!
Per
il Paese?...... un altro calderone con dentro anime e storie
diverse per confondere acque e dati! Una nuova banca,
grande sì, ma cinica e senz’Anima!
Antonio
Maria Masia -
Torino 3.5.07
_____
Testo
della Replica dell’azionista Masia.
Assemblea
azionisti Intesa Sapaolo del 3-5-2007 – Torino
Nel rispondere
all’azionista Buffardi il Dr Passera dice che non è vero
che ci sono stati licenziamenti e precisa che nel 2003
– 2004- 2005 a seguito dell’accordo con I Sindacati sono
usciti 5600 dipendenti di cui una parte per aver
maturato il diritto alla pensione d’anzianità ed il
resto per aver volontariamente aderito al Fondo Esuberi.
A quel punto io
(Masia) dico: no! Ne avete licenziati 1000.
Il Dr Passera
risponde: Masia (e Buffardi) come al solito vengono in
Assemblea per dire delle falsità.
Nella mia replica
io dico:
“Sinceramente Dr.
Passera Lei oggi ha avuto una caduta di forma e di
educazione nei mie confronti . Tutto da Lei mi potevo
aspettare tranne che Lei affermasse che io dico cose
false e notizie false perché io ho detto la verità ed è
lei che si sbaglia di grosso.
Come Lei ben sa io
rappresento L’Associazione Nazionale Pensionati ed
Esodati della Banca Commerciale Italiana e conosco la
situazione, Quando Lei tenta di raffigurare il problema
degli esodi come un problema che si riduce a 5600 uscite
di cui una parte perché ha maturato il diritto alla
pensione di anzianità ed il resto perché ha aderito
volontariamente ad entrare in Fondo Esuberi, dice cose
che non sono vere, completamente vere: E per il fatto
che Lei mi abbia dato del falso io mi aspetto le sue
scuse.
Il Dr. Passera mi
interrompe dicendo: “non ci penso nemmeno”
Continuo io (Masia) :
Lei non ci pensi neanche, ma io me le aspetto.
Qui c’è il suo capo
del personale Dr. Micheli: allora nel 2003 avete
licenziato 274 colleghi che avevano maturato la pensione
……
Mi interrompe il Prof
Bazoli dicendo che il mio tempo di replica è scaduto.
Io continuo: “mi
faccia finire". E riprendo.
Lei Dr. Passera si è
espresso come se se non ci fossero mai stati
licenziamenti e la parola “falso” nei miei confronti
l’ha usata quando mi ha sentito dire che c’erano 1000
licenziati.
Ed infatti nel 2003
ne avete licenziato 274 come detto, nel 2004 altri 673
licenziati e nel 2005 altri 60, se fa le somme siamo a
circa 1000. A me a questo punto interessava che gli
azionisti , le persone i cittadini che sono qui
avessero una rappresentazione esatta , una cognizione
esatta del fenomeno Fondo Esuberi. Ci sono stati 1000
licenziamenti ed infatti avete avuto decine e decine di
ricorsi giudiziari contro i licenziamenti, in parte
vinte dai colleghi ricorrenti, diversi dei quali avete
dovuto reintegrare in servizio. Mi interessa che
l’Amministratore Delegato quando rappresenta una
situazione dica la verità e non dire che Masia dice
falsità.
Il Dr. Passera
interagisce replicando..... che lui aveva ammesso di
uscite obbligatorie.
Io (Masia)
controreplico che non è vero (invoco la
registrazione televisiva del dibattito sul punto
), precisando che la parola “obbligatorio o
licenziamento” non era mai stata usata dal Dr. Passera,
nel corso della sua replica.
Infine a
proposito della successiva replica del Dr, Passera (
”le nostre posizioni di mercato sono del 20% e quindi
inferiori a quelle dei nostri competitori europei”) alla
mia affermazione circa le quote di mercato
IntesaSanpaolo verso “posizioni al confine del
monopolio” io (Masia) controreplico e finisco così: “a
proposito di monopolio preciso che la cessione di
sportelli ve l’ha imposta l’Antitrust e non Masia”.
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