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22 aprile 2006 - Intervento di Antonio Masia all'Assemblea di Banca Intesa |
| Care amiche e
cari amici, questo il testo del mio intervento all'Assemblea degli azionisti di Banca Intesa , risposta e commento. Vi raccomando in allegato e nel nostro sito Anpecomit Noicomit il testo dell'intervento del nostro socio Alessandro Buffardi di Torino, intervento molto interessante,intelligente, ironico e applaudito (apri l'allegato con l'intervento di Buffardi). Presidente Bazoli, da una parte un triennio di super utile per oltre 10000 miliardi di vecchie lire, seppure in parte influenzati da plusvalenze, rettifiche, accantonamenti e rivalutazioni, dall’altra il risultato desolante di un ambiente umano disagiato che la condanna definitivamente, per quanto mi riguarda, ad un bilancio in netta contraddizione con le sue tanto propagandate virtù catto-solidali. Il lavoro rispetti la dignità umana ci ricorda Benedetto xvi, ammonendo che il profitto non è tutto. Solo pochi giorni fa i Sindacati, ribadivano di un clima in Intesa ” intollerabile, di condizioni di lavoro sempre piu’ precarie e difficili, organici carenti, carichi e ritmi di lavoro sempre piu’ elevati, condizioni di sicurezza inadeguate che privilegiano la salvaguardia del denaro e meno quella del lavoratore, pressioni commerciali tese al raggiungimento di obiettivi sempre piu’ irraggiungibili, formazione carente orientata principalmente agli aspetti di vendita dei prodotti. Ed ancora leggo dai Sindacati, “di un sistema incentivante- disincentivante che ha come unico obiettivo il superamento dei budget assegnati e che pone seri problemi di conflitto d’interessi con le norme di legge e l’etica professionale nei confronti della clientela alla quale, a volte si vende, tramite campagne stressanti, il prodotto più redditizio per l’azienda anziché il più conveniente per il correntista”. Ed ancora scrivono: “Rifiuto di regolamentare la spinta commerciale (pressioni !!) che pone il collega al centro di situazioni che possono essere, di volta in volta, illegittime e configurare azioni tipo minacce, mobbing, violenza privata, conflitto di interesse, vendita di prodotti inadeguati alla clientela” E non pone di certo rimedio l’accordo del 5.4 con questi Sindacati, peraltro, poi disponibili e troppo accondiscendenti, che prevede osservatori e strutture per monitorare e mitigare l’asprezza di tali politiche Vede Presidente, queste durissime dichiarazioni sindacali, che io da piccolo azionista pongo all’attenzione dell’Assemblea, rappresentano il bilancio morale della sua Intesa, a partire dalla “presa della Comit” che al contrario faceva della cultura, della relazione e della formazione i suoi tratti caratteristici. Manca, in questa “Banca senz’anima” il concetto sociale del profitto, così caro a Raffaele Mattioli. E quando il Cardinale Tettamanzi glielo ricorda, lei non faccia finta di non capire e non ci scriva su un altro libretto per sostenere l’esatto contrario di quanto poi applica in Intesa il suo Amministratore Delegato. il concetto sociale del profitto è carente per la verità in quasi tutto il sistema bancario odierno, che non distingue più tra uomo-donna e computer, per fare spazio a esigenze sempre più avide ed insaziabili, insensibili e ciniche, indifferenti sul piano etico. E non ci si faccia ingannare, Signori Azionisti, da molto strombazzate iniziative filantropiche, assistenziali e culturali. Si tratta di polvere, che serve a coprire la “nudità del re”. Bisogna invece ragionare sul vero e fondamentale problema: l’assenza, ormai culturale e gestionale, del concetto sociale del profitto. Il sistema ignora alcuni meccanismi sociali e solidali in grado di permeare il profitto in formazione di quei caratteri permanenti d’equità e generosità necessari. Lo so, non stiamo parlando di enti di beneficenza, ma di imprese, che debbono competere in mare aperto e difficile. Ma è altrettanto vero però che parliamo di imprese particolari che trattano “la salute finanziaria-economica” di persone, famiglie e aziende, al pari di quella fisica e psicologica. Occorre allora indagare e riflettere sul perché si accetta e si enfatizza un atto di beneficenza, spesso pelosa, clientelare e paternalistica, e non ci s’interroga MAI sui percorsi e sulla provenienza di quel profitto, sempre più grasso, una cui briciola va poi a finanziare l’apparenza, per renderla presentabile. L’opinione pubblica, le istituzioni, i media, i Sindacati, per la gran parte, accettano questo schema perverso. Addirittura ringraziano ed esaltano quei manager arrembanti ed ansiosi che teorizzano ed applicano la teoria del profitto a tutti i costi, alla caccia di notorietà, di laute stock option (in Intesa ne sappiamo qualcosa) e premi socialmente irritanti. E invece è proprio sui meccanismi di accumulo che bisognerebbe intervenire. E’ lì che si fa strage di diritti acquisiti, è lì che, attraverso una draconiana politica di riduzioni di costi, sostenuta da miopi analisti, si contraggono spazi di socialità, di libertà e solidarietà. Lì si comprano cinicamente quantità di lavoro, ma non si conquista mai la qualità, la partecipazione convinta di chi presta quel lavoro. Si toglie, si taglia, si riduce, si mortificano all’interno le risorse, si preme all’esterno con i più alti costi bancari d’Europa, per obiettivi brevi, e non si capisce che in definitiva si riducono futuro, qualità e credibilità Invece proprio lì dove ha inizio l’utile, e nel suo divenire, dovrebbe manifestarsi la ragione e l’equilibrio della funzione sociale del profitto. Attraverso politiche gestionali del risparmio, del credito e delle risorse generose e non avide. Si avrebbero certamente utili meno roboanti, da distribuire agli azionisti e a manager ansiogeni, ma si avrebbe in dono, anche per le future generazioni, un sistema affidabile a dimensione umana. In linea se vuole con la “dottrina sociale della chiesa”. Oggi all’interno di quest’infernale meccanismo di accumulo Intesa fa la sua “parte da leone. Che può sì vantare bilanci formalmente perfetti, utili mirabolanti, sponsorizzazioni, restauri, beneficenze e onorificenze varie. Ma tutto ciò a fronte di migliaia di esuberi più o meno forzati, di licenziamenti collettivi, di insopportabili politiche commerciali, di riduzione della qualità dei servizi, di lesione di diritti fondamentali quali ad esempio quello a carico dei pensionati ex Comit, con lo scioglimento in corso, forzato, ingiustificato ed illegittimo, del loro centenario e ricco Fondo Pensioni integrativo. E su questo punto alcune domande, Dr Passera: l’anno scorso per rispondere alle mie (e non solo mie) critiche, Lei si dilungò a sostenere la pericolosa situazione del fondo e l’urgenza di liquidarlo. Ed invece il malato, dato con superficialità o con intenzionalità per terminale, godeva di ottima salute come i pensionati hanno sempre sostenuto, sostengono e sosterranno in Tribunale! Sulla base di un disequilibrio attuariale di appena 28milioni al 2003 state eliminando un Fondo il cui patrimonio ha avuto fra bilancio 2004 ed asta (conclusasi per 1 miliardo e 106 milioni) rivalutazioni e plusvalenze per circa 520 milioni di €. Le chiedo pertanto: perchè lo sciogliete? E perché, visto che siete in tempo e che ora ci sono i soldi sufficienti per fronteggiare serenamente le rendite fino all’ultimo dei pensionati, non ripristinate i diritti a 10000 famiglie, promuovendo poi una libera e democratica proposta di uscita dal fondo, garantendo la continuità della pensione a coloro che liberamente non dovessero accettare la proposta di liquidazione? Ed infine perché continuate ad accanirvi contro quei colleghi esodati che rivendicano, spesso con successo, diritti e prerogative, sprecando discrete risorse per contrastarli sul piano legale? Avete realizzato il vostro piano, guadagnate montagne di euro! Non vi basta? Ci sono evidentemente altre soluzioni, risposte e strade alternative condivisibili e socialmente adeguate. In linea con il concetto sociale del profitto. Se le percorrerete ripristinerete stato di diritto, legalità e trasparenza Grazie Antonio Maria Masia Milano 20.4.2006 Assemblea Banca Intesa Risposte e commento Bazoli ha risposto sostenendo che il suo comportamento è sempre stato coerente. Beato lui! Passera , a proposito dell'ambiente ha risposto negando che in Intesa sia quello "infernale" da me denunciato (non ho fatto altro che leggere le recenti dichiarazioni a firma di tutti i Sindacati ) e ha descritto in contrasto un clima paradisiaco. Anche stavolta ha citato, come sempre, i Sindacati quali testimoni a favore del suo ottimo e benevolo operato,tirando fuori, come facilmente avevo previsto, il recente “omaggio sindacale” del 5.4: un patto di "pacificazione" e la nascita di un osservatorio a vigilare che non si esageri con le pressioni commerciali e quant’altro. Anche lui beato! e beati anche i Sindacati! I colleghi in servizio adesso sì che possono dormire sonni sereni. C'è chi vigila per loro! Però o mente Passera, oppure i Sindacati mentono ai propri iscritti. Non ci inventiamo niente. Quelle dichiarazioni o sono vere o sono inventate. Si coordinino. E se vere (mobbing, minacce, violenza privata, conflitto d'interessi, vendita di prodotti, inadeguati alla clientela, scarsa sicurezza etc....) Passera dovrebbe o trarne le conseguenze o smentire attaccando. Le accuse sono di gravità inaudita. Sul Fondo pensioni, non ha risposto per niente alle mie precise domande circa le sue affermazioni dell'anno scorso sulle difficilissime ed insostenibili condizioni del fondo inevitabilmente da liquidare, limitandosi a dire che i Pensionati comunque incasseranno felici e contenti (e clamorosamente gabbati aggiungiamo noi) più del previsto sulla base di una offerta fatta. Spudoratamente ha parlato di OFFERTA fatta. Gli ho replicato : Non è vero, trattasi di IMPOSIZIONE! L’offerta è un’altra cosa. Noi ci chiediamo che razza di amministratore è il Passera (o i suoi colonnelli) se ignorava la consistenza reale del fondo. Ma poi riflettiamo che forse non ignorava alcunché. Lo sapeva eccome. La stessa domanda vale per i Consiglieri del Fondo, le Fonti Istitutive e i Sindacati firmatari. La realtà è che i Pensionati subiscono la grande bufala "del fondo sull'orlo del fallimento". Tesi sostenuta anche dal sottosegretario, Brambilla, (probabilmente in procinto di riprendere il suo servizio in Intesa) che, presenti diverse persone fra cui il Presidente silente e consenziente della Covip Scimia, affermò che il Fondo Comit era fallimentare (come la Comit, definita "tecnicamente fallita") e che pertanto andava chiuso. Lo hanno informato questo dipendente di Intesa sul valore certificato del fondo Comit? Certificato dall'asta. Da Beni Stabili, che come ognuno può ben pensare non spende 1.106 milioni di euro, su circa 660 a bilancio per il solo piacere di accontentare i “disperati pensionati Comit”. Avrà in progetto un qualche marginetto. O no? Con il presupposto del disastro imminente, il resto un giochino ...e poi, senza resistenza, vendere (a prezzi di bilancio ?) Chi lo sa! Magari ci poteva scappare anche qualche misusvalenza da sconticino, di cui si parlava. Senza l'opposizione di quei quattrogatti dell’Anpecomit imbevuti di ricordi e nostalgie. L’opposizione invece c'è stata, e non demorde, contro l'arroganza e contro l’evidente ingiustificatezza, e così... sono arrivati i liquidi e le plusvalenze miliardarie, malgrado la “fantasmagorica ipotesi” di una nostra turbativa d’asta. Ci sorge il sospetto che i tanto criticati investimenti immobiliari del passato abbiano in fondo rappresentato un bel punto di forza del fondo. Anche questo occorrerebbe ricordare al Brambilla e agli altri. Ma questo non ci basta! Chiediamo che dimostrino, e ci siamo rivolti in tal senso alla Magistratura, per quale motivo si scioglie un fondo che non aveva alla prova dei fatti alcun deficit.... anzi aveva al suo interno enormi plusvalenze. Realizzate ora. Le si poteva benissimo realizzare prima di decidere il forzato, non condiviso, l'ingiustificato ed illegittimo scioglimento. Dimenticavo che anche in questo caso Passera ha tirato fuori dal cilindro l'ultimo incredibile volantino sindacale, firmato dalle segreterie Dircredito, Falcri,Fiba Cisl, Fisac Cigl, Uilca Banca Intesa , contestuale all'Assemblea per l'appunto, che con perfetta tempistica ringrazia ed esalta il C.d.A. del Fondo, le Fonti.. per il grande risultato conseguito, eccetera, eccetera...Titolo: FONDO COMIT UN LIETO FINE - venduti gli immobili con rilevanti plusvalenze. Premiato l'impegno e la lungimiranza delle Organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo del 10.12 2004. Ha sempre un qualche soccorso esterno a portata di mano, il Passera. Come l'anno scorso quando citò con compiacimento, l'accordo tempestivo ricevuto dai cugini della UNP. Capito amici, i Sindacati, ringraziano. Di fatto ringraziano se stessi. A loro a questo punto, e per rispondere alla loro irritante vanteria, potrebbero chiedere conto centinaia o migliaia di colleghi Comit zainettati volontari, esodati e licenziati, sulle conseguenze derivate alla liquidazione del loro zainetto ( liquidazione per le ultime due categorie obbligatoria) da una evidente clamorosa, superficiale o intenzionale sottovalutazione del patrimonio. Prima per il risanamento è stato necessario sopportare un sacrificio ora si dovrebbe subire silenti e inascoltati la supervalutazione , anzi la sottostima precedente. Sarebbe questa la lungimirante tutela sindacale agli ex lavoratori, tantissimi loro iscritti o ex iscritti ? Complimenti! Per aver tradito le aspettative e i diritti di 10.000 pensionati eliminando la loro PENSIONE, per il servizietto reso agli zainettati. Senza dimenticare le ragioni dei pensionati 98/99. Abbiamo sempre sostenuto che se c'è una cosa che non si deve toccare senza che ci siano i presupposti e senza il preventivo accordo degli interessati è La PENSIONE. Se no.... è la legge della giungla. Complimenti! Un giorno Intesa forse replicherà il gesto magnanimo e restituirà la cortesia ai Sindacati firmatari del volantino plaudente, autocelebrativo e autoassolutorio. Sugli esuberi il duo Passera - Bazoli ha ripetuto la solita tiritera: l'hanno fatto per il nostro bene. E noi "ingrati coglioni Comit " non riusciamo a capire. Ringraziamoli invece e... battiamo le mani ... augurando che presto anche il "duetto" riceva dai suoi “magnanimi azionisti” lo stesso trattamento benefico che noi non cogli...amo. Purtroppo per noi se e quando il nostro auspicio si realizzerà loro avranno comunque incassato grasse cifre (stock option) alla modica aliquota fiscale del 12,5%, contro l'aliquota del 24/35% che volontari, esodati e licenziati hanno versato al "Signor Fisco" sul loro TFR e sul loro Zainetto. In soldoni: i "fuorusciti", sulle loro retribuzioni differite, hanno pagato l'aliquota piena; agli autori delle esplusioni, beneficiati dalle draconiane esplusioni, l'aliquota privilegiate. A chi in questo caso nostri complimenti? Infine il Passera citando, a suo uso e consumo, cifre in merito ai ricorsi dei licenziati: su soli 70 ricorsi ha detto 50 vittorie per Intesa e 20 sono in appello. A parte le cifre che non sono queste, furbescamente non ha chiamato con il vero nome le cosiddette 20 in appello, lo facciamo noi: SCONFITTE per la Banca. Naturalmente gli ho replicato che le sconfitte hanno un nome e che in appello ci va tutto: anche le loro vittorie. Non ho altro da aggiungere, scusate se mi sono dilungato. Ma è difficile per me, non so per voi, resistere col silenzio a questi enormi soprusi, coperti dal silenzio di servi sciocchi, servili analisti e servile stampa. Rimaniamo decisamente contrari allo scioglimento e per anticipare l'udienza pensiamo, d'accordo con i legali, di assumere altre iniziative che vi comunicheremo. Diffondete perchè al momento non siamo in grado di informare i soci senza la e-mail Grazie Un abbraccio a tutti Antonio Valledoria 22.4.2006 |