L'Assemblea 2007 di Intesa Sanpaolo
L'intervento di Alessandro Buffardi

Signori Azionisti, Signori Consiglieri, Signori mezzi –Presidenti

Sì, perché quest’anno – tanto per non farsi mancare nulla – la nostra Società si è data due Presidenti: uno, quello vero, che per non smentire il suo stile riservato e ieratico, vuole apparire anche fisicamente la metà; l’altro, quello finto, che, invece, per tranquillizzare i suoi vuole apparire anche fisicamente l’intero.

Da ex azionista e dipendente Comit, è proprio a Lei signor Salza che il mio intervento è rivolto.

Le premetto che le considerazioni che andrò ad esporre le avevo, quasi tutte, già scritte a fine agosto scorso a La Stampa dopo la pubblicazione di alcuni articoli relativi alla fusione delle due banche, articoli a firma di grandi nomi quali Stefano Micossi,  Mario Deaglio, Luigi La Spina. Questi salutavano la fusione del San Paolo in Intesa sottolineando – acriticamente - solo gli aspetti positivi:

Micossi, “la struttura di governo dualistica”, “il superamento delle culture aziendali preesistenti”, “niente soluzioni federative”; Deaglio, dopo aver pronosticato, in tema di ricadute sociali, che “il Piemonte non era tra le aree in cui la sovrapposizione delle reti avrebbe dato luogo a tagli”, sosteneva che c’erano le premesse perché l’operazione non si concludesse con “vincitori e vinti, conquistatori e conquistati”; La Spina, infine, contento che “una Torino nuova non aveva più paura dello scippo”, si dichiarava certo che “la classe politica ed il mondo sindacale avrebbero sorvegliato sul piano industriale e sull’equilibrio di un vertice a due teste”.

Se discorsi di questo tipo li avessimo sentiti al bar, ce ne saremmo fatti una ragione.

Le tre importanti firme dovevano essere evidentemente sensibili alla necessità di tenera calma la piazza. Ma Lei, Signor Salza – che è dell’ambiente – non conosceva la coppia Bazoli – Passera? Non conosceva la storia recentissima della nascita di Banca Intesa, prima venduta come federazione di tre banche, poi spregiudicatamente trasformata in fusione con cancellazione di Comit?  Non conosceva il significato giuridico di “fusione per incorporazione”? Non sapeva che i sindacati, per quell’operazione, avevano serenamente acconsentito al licenziamento di oltre 6000 dipendenti? Non sapeva che il paladino dell’etica nella finanza e nell’economia, il cattolicissimo Bazoli, si era inopinatamente sbarazzato del Fondo Pensioni Comit, primo fondo integrativo nel settore, nato nel 1905? Bazoli e Passera si erano ben allenati con la prima operazione!

Quella mia lettera, in cui preventivavo anche 10-15 mila tagli, non venne logicamente pubblicata: non bisognava disturbare il manovratore e la sonnacchiosa Torino.

Ma ecco che improvvisamente il 29/11 un articolo di Marco Sodano titola: “Il conto della fusione: paga Sanpaolo”. Novemila esuberi, 6500 torinesi (oltre ad almeno 200 filiali in Italia ‘vendute’ con dipendenti e clienti ad altri istituti, di cui nessuno parlava). Lei dov’era, signor Salza? E al TG 3 regionale, in quei giorni, improbabili rappresentanti sindacali di Fabi e Fisac rispondevano: “tagli, esuberi, licenziamenti?...Non ci risulta. Vigileremo”. Sono stati (sin dai tempi dell’operazione Intesa), sono e saranno ridicoli.

Bazoli e Passera sono, moralmente, due squallide figure. Andatevi a leggere il libretto di Bazoli “Mercato e disuguaglianza”, scritto proprio in concomitanza con la nascita di Intesa, di cui sopra. Critica i managers delle aziende che mirano solo alla ricerca del maggior profitto ed al perseguimento del massimo utile personale e poi riempie di ‘stock option’ il povero Passera (ultima valutazione di giornali specializzati: € 37 milioni: altro che stock option, questa è una partecipazione di riferimento!!).

Dice che gli imprenditori cattolici italiani sono stati eticamente deludenti. Ma il prof. Bazoli uno specchio se lo può comprare? E poi i soliti sproloqui sull’etica, sui credenti che non possono accontentarsi di osservare le regole giuridiche e professionali, a loro è richiesto qualcosa di più.

Se tanto mi dà tanto, ne facciamo volentieri a meno del di più!

E Passera? In un’intervista a Francesco Manacorda su La Stampa di un anno fa, dice che bisogna allungare i tempi di permanenza nel mondo del lavoro e licenzia 6000 dipendenti, tutti ampiamente sotto i 57 anni di età. Al pari dei migliori industriali nostrani è solo capace di scaricare anzitempo sulla criticatissima INPS costi sociali per il cui accrescimento bacchettano quotidianamente lo Stato, gli altri…

Ah, che fine ha fatto la funzione sociale del profitto ed i comportamenti conseguentemente coerenti di Mattioli!.... Quello, sì, era un grande illuminato banchiere….

Sempre in quell’intervista dice che bisogna attivare il 2° e 3° pilastro previdenziale e contemporaneamente mette in liquidazione con la complicità della Covip, dei Sindacati ed il silenzio della stampa il Fondo Pensioni Comit, cancellando la pensione integrativa ad oltre 10000 pensionati. Altro che enfan prodige dell’economia, solo sfruttatore della finanza.

Che Manacorda non sia stato in grado di fargli notare queste incongruenze, fa parte della caratteristica della categoria alla quale appartiene.

Ma Lei, veramente, dov’era Signor Salza? Predicare bene e razzolare male, questa è la statura morale, questo è lo spessore etico di chi governa Banca Intesa.

E poi, ‘fusione per incorporazione’ è termine giuridico preciso che deve essere noto anche ad un venditore di fiammiferi.

E’ vero che se gli organi di informazione avessero la schiena dritta invece di piagnucolare sulla libertà di stampa (bisogna anche sapersela conquistare!), queste cose le avremmo dovute leggere da un pezzo sui giornali, ma Lei Signor Salza, ormai mezzo presidente a termine, dove viveva?

Si è fatto mangiare, senza neanche combattere, dal rappresentante di quella parte del cattolicesimo che con la confessione recupera sempre quella serenità che gli consente di ricominciare da capo: sepolcri imbiancati.

Io che, molto più laicamente, posso solo misurami con la mia coscienza non ho certo la forza di chiedervi di compiere l’unico gesto che vi rimane, le dimissioni.

Ho certamente, però, la forza per manifestarVi il sentimento che più di ogni altro mi tiene compagnia quando osservo i Vostri comportamenti: il mio disprezzo.

 

Torino, aprile-maggio 2007.

Alessandro Buffardi.