Il Palazzo Branca a Milano (La Residenza)
A cura di Alfredo Izeta

 

Il Palazzo Branca in Via Borgonovo a Milano ospitava la cosiddetta "Residenza" della Banca Commerciale Italiana.

L'austero edificio ottocentesco, realizzato da Enrico Terzaghi, era diventato meta dei clienti importanti (di solito i maggiori prenditori di denaro) accompagnati dai Direttori delle Filiali per conoscere i Direttori e i Condirettori Centrali (più raramente gli Amministratori Delegati) che gestivano i rami d'affari di competenza e che non raramente "scavalcavano" le Filiali nei contatti fiduciari. Da parte mia posso dire di essermi recato spesso in Residenza accompagnando la clientela: in sostanza in precedenza i visitatori venivano "ospitati" nei ristoranti della "Galleria" (in genere "Biffi"): per ovviare a questa dispersione esterna la "Residenza" era stata attrezzata con cucine proprie, cuochi (cui veniva conferito il grado di Capo Ufficio) e camerieri (tutti regolarmente assunti dalla Comit). La gestione del personale  e dei locali era stata affidata al buon Roberto Amadasi, la cui presenza discreta permeava un'atmosfera signorile ed ovattata. Di lui ricordo un episodio che mi aveva colpito: erano i primi anni '90 e mi trovavo ad Imperia quando Roberto rimase vittima con la moglie (fortunatamente illesa) di un brutto incidente stradale nei pressi di Oneglia, per il quale venne ricoverato nel locale ospedale; ricevetti parecchie telefonate da parte di Direttori Centrali (fra i quali Civaschi e Ferretti), che, preoccupati per le condizioni di Amadasi, mi richiesero di andarlo a trovare in ospedale e di fornire loro rassicurazioni sul suo stato di salute; non conoscevo le funzioni del malato e quando lo incontrai (fortunatamente era in via di guarigione) gli dissi che mai si erano scomodati tanti "pezzi grossi" per una sola persona e che mi sarebbe piaciuto conoscerne il motivo: candidamente Amadasi mi rispose che il suo compito consisteva nell'organizzare per loro pranzi e cene di lavoro in occasione di convegni nazionali ed internazionali gestendone la buona riuscita (a quel punto mi divenne tutto chiaro....).

L'attrezzata Sala Convegni ospitava i prestigiosi (anche se troppo lontani dalla realtà...) Corsi Bocconi e riunioni ristrette di Direttori di Filiale. All'ultima a cui partecipai (se ricordo bene era l'autunno 2000) erano stati invitati i Direttori dei Gruppi di prima categoria: nove persone a cui un pimpante Lino Benassi assicurava che nell'incombente mondo Intesa sarebbe stato riservato un futuro di prestigio.........

 

La « contrada di sciori » ha sempre chiamato il popolo il nostro Borgo Nuovo; e l'appellativo, tradotto in buon toscano dal seicentesco TORRE nel suo « Ritratto di Milano » che canta 'baroccamente' la 'vasta sala' e 'il sito molto civile, poiché in tutti due i suoi lati ergonsi, della più scelta nobiltà milanese, stanze molto cospicue', vive ancora in tutte le vecchie guide del secolo scorso. La fama può essere anche giustificata dal dignitoso, lento sinuoso suo snodarsi tra i vecchi palazzi e le vecchie case silenziose, dalla austera tranquillità che il traffico delle turbinose pur vicine vie del centro non riusciva a raggiungere, ma più di tutto dalla assoluta assenza di botteghe. Ma non bisogna lasciarsi illudere da troppo facili testimonianze: la 'nobiltà' della via fu una vittoria conseguita solo dopo una faticosa lotta di secoli.
Dall'archivio privato della famiglia ARCHINTO si rileva che già nel 1356 questi signori vi possedevano delle proprietà e che gli UMILIATI di Monza avevano qui una sede che rimarrà loro per ben tre secoli; mentre MATTEO BANDELLO ci narra come « l'Illustrissima Signora ISABELLA d'ESTE, Marchesana di Mantova, venisse onoratamente visitata dalle nostre gentildonne » in Borgo Nuovo nel 1513, e che ammirasse tanto stupita lo spettacolo superbo degli equipaggi « delle signore che le erano venute a far riverenza » in questa contrada già giunta a un grado notevole di splendore. Colpo d'occhio che fece esclamare alla bella marchesana — tanto amante del fasto — « veggendo insieme tante ricche carrette così pomposamente adornate » che « non credeva che nel resto di tutta l'Italia ve ne fossero altrettante sì belle ».
Nei secoli successivi sia sul lato destro che su quello di sinistra sorsero i giardini e gli orti del Convento di San Erasmo, per poi lasciare il posto a palazzi patrizi dove la 'peste' del 1630 cancellò molto per giungere attraverso una folla variopinta di « camareri, servitori, carochieri, staferi, donzelle, fantesche, governanti, credenzari, lacchè e pagi » chiamati dai loro padroni imparruccati con moli aulenti — a dispetto dell'acqua di rosa di cui facevano largo spreco prima e dopo gli abbondantissimi pasti — per giungere a quel 1875 quando l'arch. ENRICO TERZAGHI costruirà i quattro piani della casa Branca oggi « Residenza » della Banca Commercia¬le Italiana. Bellissimo esempio di quella tanto calunniata edi¬lizia umbertina che oggi solennizza invece molto brillante¬mente l'angolo della via.
Il TERZAGHI ebbe vita lunga e fortunata carriera. Nato a Milano nel 1809, qui si spense nel 1886.
Nel '48 aveva eretto in forme arieggianti in perfetta copia dello « stile seicento » la casa BORROMEO, all'angolo fra via Sant'Orsola e la via dei Moriggi.
Nel '72 eresse quella sede che ora è della Banca Popolare di Milano in piazza Meda, poi la chiesa di San Gioacchino, nelle formule del Rinascimento, e molti altri palazzi.
Questa però di casa BRANCA è tra le migliori sue composizioni e fu a suo tempo apprezzata e finì per ispirare altri architetti.
Dando uno sguardo al cortile, vasto con due ali di portico ad arcate cadenti su belle colonne di granito, ci fermeremo alla soglia delle scale, oltre le quali la Banca Commerciale Italiana ha creato la propria « Residenza ».
Roberto Amadasi
Per la decorazione delle Sale della «Residenza» Comit di Palazzo Branca, allestite con intelligente sensibilità dallo Studio dell' architetto Gae Aulenti, si è ritenuto opportuno disporre, al primo piano, le sole opere dell' Informale, riservando all'ultimo quelle dell'Arte Concettuale, dell'Arte Povera e della Poesia Visuale.
Come detto nella precedente prefazione al «volumetto» su Palazzo Branca, che riportiamo in questa nuova edizione, si tratta di una documentazione significativa non tanto (o non soltanto) della creatività di numerosi importanti artisti italiani, quanto di alcuni fondamentali aspetti dell'arte contemporanea del nostro Paese.
Aspetti ai quali, tra l'altro, la Comit continua a dedicare particolare attenzione, seguendo la traccia acuta e lungimirante di quel profondo conoscitore e amante dell'arte che fu il compianto Capo del Personale Vittorio Corna.
Giorgio Ferretti

 

 

 

 

   

Galleria di fotografie