Comunica la tua terra in versi

 

Comunicaci le emozioni e le sensazioni sulla tua terra, regione, paese, città, attraverso alcuni tuoi versi o brevissimi racconti,  se vuoi accompagnandoli con delle foto. Iniziamo questa rubrica pubblicando le poesie di Salvatore Arcidiacono che ci descrive la sua Messina, di Tina Califano della Porta, moglie del nostro socio Catello Califano che ci parla della sua Napoli, di Roberto Cardone che ci descrive la sua laguna di Grado, e di Antonio Masia il nostro Presidente che ci parla della sua Sardegna.

 

Indice

 

 

Fumetto 4: Scrivici!

 

 

 

 

 

 

 


 

Il mio poggiolo (Arcidiacono da "La linea delle croci" Messina 2002)

S'affaccia sullo Stretto  il mio poggiolo,

riflette il sole del mattino e il raggio

della luna. Vi sostano

gabbiani ad ali chiuse,

ululando messaggi incomprensibili.

Il mio poggiolo capta i miei pensieri,

consegna all'orizzonte

le fiamme ansiose delle mie colombe.


Luna piena (Califano Della Porta da "Rosso di Sera"  Roma 2003")

Luna  piena

        di profumi

nel cuore d'agosto

        hai scelto

una lingua di mare

       trepidante

per alzare

      argentei sussulti

nell'afa notturna

      che la brezza

accarezza e scioglie

       nel silenzio

dorme la notte

      tu ascolti


Nebbia  (Cardone da "Orme d'acqua" Antologica di Pittura e poesia - Udine 2005)

Grigia sull'acqua

e leggera

si posa la nebbia.

Confonde i confini

del mare, dei suoni

in un solo colore.

La prua di una barca

improvvisa

si staglia d'azzurro.

Si muovo sinuosa

una rete

alla brezza sottile

...e scompare.


Le mie Radici (Masia da "I Silenzi di Pietra" Como 1988)

Le mie radici

nella roccia ferita di muschi e licheni

ove solitario balza il muflone,

nei pianori di rossa trachite

ove teneri cavallini di Giara

timidi corrono in branchi;

la mia storia

nei contorti ginepri sabbiosi

nei lecci solenni ed ombrosi

e dentro mi porto

l'inquieto mistero dei vinti nuraghi

il volo maestoso dell'astore regale

il groviglio tribale di lunghe vendette

il cupo dolore di madri e spose

avvolte di nero.

Ma i miei rami ansiosi

viaggiano verso le stelle

a cercare

fratelli feriti diversi e lontani


Le mia città (Anna Coffani Barbetti Alessandria)
Dicon che Alessandria sia grigia
dicono che sia senza vestigia
tracce di storia antica o monumenti

per ritrovar degli avi grandi eventi
Dicon che le nebbie di Padania

l'avvolgono nell'ombra senza smania
così nasconde a chi lo vuoi guardare
anche lo scarso che si può osservare.

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Porta Cicca (Giorgio Cozzi)

Quand serom fioeu a Porta Cicca                       

el noster mond l’era on fazzolett

Milan l’era on grand  paes,            

roba de fan on quader:                                                  

minga de macchin, tanti biciclett.

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Ascolta la poesia letta da Bruno Landenna

 


 

Capo Vaticano (Mariella Ciancia Di Pasquale)
"Capo
Vaticano, così é chiamato, giù in fondo
all’Italia, sulla costa tirrenica della Calabria,
quel maestoso sperone di roccia, a strapiombo
sul  mare, di origine geologica molto antica..."
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Le vie di Milano : “Via Lorenteggio” (Liliana Martegani)
La via Lorenteggio, che in passato costituiva

un comune a se stante, ricco di cascine e

 ville residenziali, purtroppo abbattute nel

corso del XX secolo, è un importante segmento

che collega la nuova Strada Vigevanese

direttamente con il Centro Storico di Milano,

 per il tramite delle vie Foppa e Olivetani.
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Oh bej, oh bej (Giorgio Cozzi)

Oh bej, oh bej

Oh bej di dì antigh

dei noster vegg,

in de la polver del temp sparìì,

perduu in del profum

di nòtt de nebbia.

 

Incoeu l’è tutt on gazaghee,

la fera de Sant Ambroeus

l’è on gazaghee.

 

Mercaa de ròbba veggia,

mercàà di liber vegg

de carabattol e cialad.

E on traffic  de toeu fiaa

a la pazienza de Milan


 

 

Milano - I Navigli (Liliana Martegani)
Una volta, si poteva giungere a Milano per via d’acqua,

con i borcelli e i barchètt,lungo i Navigli, il Naviglio

Grande da sud, il Naviglio della Martesana da nord, che

si immettevano in una cerchia di canali interna alla città.
Non tutte le città potevano vantare questo privilegio,

che purtroppo ai giorni nostri ci è negato, ma il cui

ricordo è profondamente radicato nella memoria dei

Milanesi di una “certa età”.
La presenza dei Navigli è stata il segno più peculiare della

formazione urbanistica della città e dei suoi dintorni, a partire

dagli anni attorno al 1000 . Furono i monaci, Cluniacensi e

Cistercensi, i primi a manipolare le acque.

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