Piazza Armerina
La
Villa dei Mosaici
Piazza Armerina è un paesino sui monti siciliani: dista circa 32 km da Enna e si trova ad un'altitudine di 700 metri s.l.m. E' raggiungibile anche dalla strada litoranea che sale attraverso splendidi esempi di arte barocca (tutti edificati nel XVII secolo
dopo un terrificante terremoto che aveva raso al suolo buona parte della Sicilia) come Noto e Caltagirone: questo è il percorso che avevo prescelto con alcuni amici a fine febbraio 2003 e devo dire che ne è valsa la pena! Il clima già quasi primaverile, la bellezza dei luoghi attraversati
e le brevi soste nelle cittadine incontrate avevano reso ancora più gradevole raggiungere la Villa del Casale o dei Mosaici, che si trova nelle immediate vicinanze dell'abitato.
Da questa breve vacanza ho tratto una convinzione: una permanenza in Sicilia non può assolutamente prescindere dalla visione di un edificio unico nel suo genere per la perfetta conservazione dei mosaici d'epoca romana in esso conservati.
Nella località della villa sorgeva già nel primo secolo d.C. un insediamento rurale: in pratica una fattoria rustica le cui strutture murarie sono riconoscibili nel complesso. Dopo l'abbandono di questo primo nucleo nella
prima metà del IV secolo d.C. venne edificata una "domus" più articolata ed importante, destinata ad abitazione privata permanente o semipermanente ma con parti devolute anche a funzioni pubbliche, che la qualificavano come centro amministrativo della zona, la cui giurisdizione si protendeva sul vasto "latifundum" che copriva l'intera area rurale ed i "vici"
circostanti.
La sua superficie di oltre 3.500 mq. era stata utilizzata come residenza di caccia di Massimiliano Erculeo, che affiancava l'Imperatore Diocleziano nel governo dell'Impero Romano. Sembra che la centralità della villa sia durata almeno 150 anni: semidistrutta insieme all'abitato che le si era sviluppato intorno ("Platia", poi conosciuto con il nome di Piazza Armerina) durante la dominazione dei Visigoti e dei Vandali, è stata sepolta nel XII secolo da una frana ha ricoperto quasi interamente l'edificio, mentre la zona è stata destinata alle coltivazioni ortofrutticole.
Nonostante alcune delle parti più elevate
affiorassero dalla superficie del terreno, la villa è stata poi dimenticata per quasi un millennio: alcune parti dei mosaici e delle colonne sono state rinvenute nel IXX secolo: tuttavia i primi "veri" interventi di recupero archeologico condotti con modalità professionali si devono a Paolo Orsi nel 1929 ed a Giuseppe Cultrera nel periodo prebellico (1935-1939). Negli anni '70 Andrea Carandini ha condotto ricerche molto localizzate.
Anche in questo periodo stanno continuando le ricerche delle strutture di contorno (gli alloggi degli schiavi, le scuderie, le parti destinate a laboratori e depositi per la riparazione e manutenzione degli attrezzi). Da notare che la Sicilia ospita altre due ville simili, anche se di dimensioni inferiori: la villa romana del Tellaro (Noto) e quella di Patti Romana (Messina)
La costruzione si sviluppava su un solo piano ed era concentrata intorno al "peristilio", da cui si accedeva all'"ambulacro della grande caccia", alle stanze termali, alle stanze destinate agli ospiti, ad un grande basilica (che divideva due grandi
alloggi privati) in posizione dominante e destinata allo svolgimento delle funzioni pubbliche, a stanze il cui uso non è conosciuto, al triclinio e al portico monumentale. La villa è stata costruita a terrazze allo scopo di seguire la morfologia del terreno sulla quale sorgeva: all'esterno sono stati rinvenuti
due acquedotti che assicuravano l'approvvigionamento idrico agli impianti sanitari interni ed alle fontane.
Notissima a livello mondiale, rappresenta una delle più straordinarie testimonianze della vita in epoca romana, seconda in questo solo a Pompei ed Ercolano. Le sue sale e le sue stanze sono interamente ricoperte da mosaici di pregevolissima fattura, sicuramente i più estesi e suggestivi fra quelli conosciuti e caratterizzati da un livello di conservazione che non trova riscontro in altre strutture analoghe dell'Italia e dell'estero.
Sembra che la realizzazione delle parti mosaicate sia da attribuirsi all'opera di artigiani provenienti dalle coste africane, maestri cui è dovuta l'invenzione del mosaico policromo, arte che diffusero tra le popolazioni con cui entrarono in contatto. La loro abilità e tecnica sono infatti testimoniate dalla molteplicità e dai colori intensi delle scene rappresentate con veridicità unica: si possono ammirare disegni tratti dalle opere di Omero (Iliade ed Odissea) e non mancano rappresentazioni mitologiche e quadretti di vita quotidiana.
Ho scattato personalmente le fotografie che potete osservare in questa pagina (ad eccezione ovviamente della piantina in lingua inglese ): mi auguro di essere riuscito a rendere con efficacia quanto mi ha trasmesso la visita.
Cliccare sulle miniature per ingrandirle.
Alfredo Izeta -
18 giugno 2005







