Andrea Mantegna
Biografia
 

Il padre di Andrea Mantegna, il falegname Biagio, era originario di Isola di Cartura, un borgo che nel Quattrocento faceva parte del contado vicentino. La data di nascita del pittore non è certa; sulla base del testo dell'iscrizione ("Andreas Mantinea Pat. an. septem et decem natus sua manti pinxit M.CCCC.XLVIII") copiata nel 1560 da Bernardino Scardeone sulla pala di un altare dela chiesa di Santa Sofia a Padova, essa si colloca, in genere, intorno al 1431.
Verso il 1445 Andrea si iscriveva alla fraglia padovana dei pittori, dove era identificato come il figlio di Francesco Squarcione. Sciolto nel 1448 il sodalizio con il suo padre adottivo, il Mantegna dipingeva in proprio la citata pala per Santa Sofia, oggi perduta. Nello stesso anno Tomaso Mantegna firmava per il fratello il contratto di appalto che lo impegnava insieme a Nicolò Pizolo nella decorazione della cappella della famiglia Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova, con Storie di san Giacomo e di san Cristoforo, completate con tutta probabilità nel 1457. Nel 1449 il pittore era a Ferrara al servizio di Leonello d'Este. Il 21 luglio 1452 Andrea terminava la lunetta del portale maggiore della basilica del Santo a Padova, dove sono rappresentati Sant'Antonio e san Bernardino da Siena che presentano il monogramma di Cristo (l'opera è oggi ricoverata presso il Museo Antoniano di Padova); nel 1454 gli veniva pagato il polittico per la cappella di San Luca nella basilica di Santa Giustina a Padova (Milano, Pinacoteca di Brera) e firmava la Sant'Eufemia, ora nelle Gallerie nazionali del Museo di Capodimonte a Napoli, che rappresenta quanto rimane di un complesso dipinto trasportato da Padova nella cattedrale di Montepeloso (oggi Irsina) da Roberto de Amabilibus. In questo periodo sposava la figlia di Jacopo Bellini. Nel 1457 erano già in corso le trattative fra il Mantegna e Gregorio Correr, abate della basilica di San Zeno a Verona, per la pittura della pala destinata all'altare maggiore della chiesa. Contemporaneamente iniziavano le pressioni del marchese Ludovico Gonzaga per sollecitare il trasferimento del maestro a Mantova. Nel 1460 la pala era già stata portata a Verona, dove tuttora si trova fatta eccezione per i pannelli della predella oggi conservati a Parigi al Louvre e nel Musée des Beaux-Arts di Tours, e Andrea si era già trasferito a Mantova. Molto resta ancora da chiarire in merito agli impegni dell'artista per la corte gonzaghesca e alla loro esatta cronologia. Le indicazioni d'archivio e alcune opere sono rimaste a documentare le tappe fondamentali dell'attività del Mantegna in Lombardia a cominciare dalla decorazione della cappella di Ludovico nel castello di San Giorgio che nel 1464 impegnava ancora il pittore. Tradizionalmente si riferiscono a tale impresa il cosiddetto "Trittico" della Galleria < degli Uffizi di Firenze e la Morte della Vergine, divisa fra il Prado di Madrid e la Pinacoteca Nazionale di Ferrara.
Fra il 1465 ed il 1474 si colloca la decorazione ad affresco della cosiddetta "Camera degli sposi" nel castello di San Giorgio a Mantova, dedicata dal Mantegna a Ludovico Gonzaga e a sua moglie Barbara di Brandeburgo. Nel 1466 Andrea era a Firenze e a Siena. Resta ancora da chiarire quale dei marchesi Gonzaga sia stato il committente del ciclo di pitture su tela ora conservate nel Palazzo Reale di Hampton Court (Londra) incentrato sulla rappresentazione del tema del Trionfo di Cesare, che si sa già iniziato nel 1486, ancora in lavorazione nel 1492 e pubblicato soltanto in parte nel 1501.
Fra il 1489 e il 1490 Andrea era a Roma, dove decorava la cappella di Innocenzo Vili in Vaticano, poi distrutta. Nel 1496 il pittore esponeva a Mantova la pala ora al Louvre di Parigi commissionatagli da Francesco II Gonzaga per celebrare la battaglia di Fornovo e nel 1497 è datata la cosiddetta Madonna Trivulzio, una pala destinata all'altare maggiore della chiesa di Santa Maria in Organo di Verona e oggi conservata nel Civico Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano.
Negli stessi anni data la collaborazione del maestro con Isabella d'Este, per l'addobbo pittorico dello "studiolo" della marchesa, moglie di Francesco II Gonzaga, nel castello di Mantova, dal quale pervennero al Louvre le tele rappresentanti il cosiddetto Parnaso e Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù, di solito datate rispettivamente intorno al 1497 e al 1502. Nel 1505 da Venezia Francesco Corner chiedeva ai Gonzaga la collaborazione del Mantegna per l'arredo del proprio camerino. Il maestro, ormai vecchio, faceva in tempo a finire la tela che rappresenta L'introduzione del culto di Cibele a Roma (Londra, National Gallery). All'inizio del 1506 Andrea comunicava ad Isabella di avere quasi terminato il pro¬getto di una terza tela per lo "studiolo" con la rappresentazione della Favola del dio Como (Parigi, Louvre); l'opera fu condotta a termine da Lorenzo Costa, dopo la morte del Mantegna avvenuta il 13 settembre 1506. Alla decorazione della sua cappella funeraria, in Sant'Andrea a Mantova, erano destinate la Sacra famiglia e la famiglia del Battista e il Battesimo di Cristo, tuttora in loco, che Ludovico Mantegna citava fra le opere giacenti nel 1506 nello studio del padre.

 

Alcuni capolavori del Mantegna:

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