Chiaravalle - arte e storia di un'abbazia cistercense
a cura di Alfredo Izeta


 
L’ ABBAZIA DI CHIARAVALLE
Negli immediati dintorni di Milano, si trova uno dei primi ed importanti monasteri cistercensi, fondato nel 1135 da San Bernardo, abate di Clairvaux; da questo nome deriva, infatti, italianizzato, quello attuale. San Bernardo era di passaggio a Milano e si pensa che si fosse privato di alcuni monaci che lo avevano accompagnato nel suo viaggio perché rimanessero ad occuparsi della nuova fondazione.
L’ordine cistercense, fondato a Citeaux in Francia, nel 1097, impose ai propri seguaci una più rigorosa osservanza della regola di San Benedetto, affievolitasi per l’accumulo di ricchezze ed il coinvolgimento negli interessi feudali.
Nella costruzione delle chiese, i Cistercensi bandirono gli sfarzi e il dispendio eccessivo, preferendo la linearità delle forme e la compostezza del decoro. I muri inizialmente erano privi di pitture e decorazioni per non distrarre il monaco dalla preghiera. I colori erano del tutto naturali e privilegiavano il bianco della purezza ed il color terra della semplicità.
Si dedicarono anche allo sviluppo dell’agricoltura, bonificando zone paludose e dando così la possibilità alle persone di migliorare le proprie condizioni di vita con il lavoro nei campi.
L’attuale chiesa di Chiaravalle, dedicata alla Madonna, ha sostituito quella iniziale voluta da San Bernardo ed è stata consacrata nel 1221. Essa è un notevole esempio di architettura cistercense e espressione dell’incontro di due correnti stilistiche diverse (romanico e gotico) e presenta lo schema tipico delle tre navate con il transetto, l’abside quadrata, fiancheggiata da cappelle anch’esse quadrate.
Caratteristiche peculiari dello stile romanico sono : la presenza del grande portico d’ingresso, (dove si svolgevano anche scambi commerciali), l’utilizzo di mattoni rossi e pietre per la costruzione degli edifici (cioè di materiale che poteva essere reperito in luogo) e le volte a tutto sesto.
A differenza del romanico, lo stile gotico è più aereo e leggero, la filosofia di detto stile è quella di abbattere le pareti e di proiettarsi tramite gli archi verso l’alto. Anche la presenza di vetrate e rosoni rendono gli ambienti più allegri ed alleggeriscono molto l’insieme.
Con il passare dei secoli, il divieto imposto da San Bernardo di decorare le pareti si attenuò e così agli inizi del 1600 la Chiesa venne affrescata in molte parti dai fratelli Della Rovere, detti Fiammenghini, mentre un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, realizzato dal Bernardino Luini già nel 1512 , si può ammirare su un piccolo pianerottolo al culmine dello scalone che immette nel dormitorio dei monaci.
Particolare menzione va fatta per la bellissima torre campanaria (alta m.52) eretta tra il 1347 ed il 1349 da Francesco Pecorari. La torre viene chiamata da sempre la “ciribiciaccola”, così definita affettuosamente dall’usanza popolare per i suoi “cincmilacincentcinquantacinc ciribiciaccolit”, cioè i pinnacoli in marmo bianco che, in contrasto con il rosso del mattone, circondano ogni piano dell’alta torre.
Di particolare valore è il coro ligneo, commissionato a Carlo Garavaglia nel 1645, i pannelli che lo costituiscono rappresentano per la maggior parte gli episodi più salienti della vita di San Bernardo.
Il monastero di Chiaravalle conserva sostanzialmente l’impianto medievale con alcuni edifici ad esso pertinenti che gravitano intorno al chiostro. E’ assai probabile che la costruzione del monastero sia stata avviata prima della costruzione della chiesa al fine di consentire un’abitazione ai monaci. com’era d’uso nei complessi cistercensi .
Il chiostro risale al 1200, verso la fine del 1400 se ne aggiunge un secondo verso sud, fantasiosamente attribuito al Bramante; questo secondo chiostro fu distrutto nel 1861 per permettere la costruzione della ferrovia Milano-Pavia.
Sulla parete meridionale del chiostro si apre l’ingresso del refettorio, una grande sala di cinque campate, il cui soffitto con volte a crociera e finestre ad arco tondo ha subito numerosi rifacimenti.
Nel 1798 Napoleone decretò la soppressione degli ordini monastici e l’esproprio dei loro beni, di conseguenza i monaci abbandonarono l’abbazia dove faranno ritorno solo nel 1952.
Dopo alcuni anni vennero iniziate importanti opere di restauro e consolidamento del terreno di tutto il complesso abbaziale, patrocinati da Enti pubblici e privati , tra cui la Banca Commerciale Italiana.
Dapprima, Raffaele Mattioli, affascinato dalla spiritualità dell’ambiente, propose di offrire alla comunità dei cistercensi l’edizione latino-italiana dell’Opera omnia di San Bernardo ed espresse il desiderio di essere sepolto nel piccolo cimitero. All’amico Manzù affidò l’incarico di una presenza artistica.
Il cimitero si trova nel lato nord della chiesa, in corrispondenza del transetto e cominciò a formarsi nel secolo XIII. Entro le nicchie ad arco erano posti i sepolcri dei membri delle famiglie più importanti di Milano.
Raffaele Mattioli morì il 27 luglio 1973 e il suo desiderio fu esaudito. Giacomo Manzù gli dedicò una scultura, certamente uno dei suoi capolavori, in marmo bianco di Carrara, ispirata al mistero della Risurrezione di Dio. La statua è collocata lungo la parete di fondo del transetto, alla sinistra dell’ingresso al cimitero.
Successivamente, la Banca Commerciale Italiana ha patrocinato il monitoraggio di tutte le strutture e delle lesioni esistenti nella chiesa per accertare le condizioni statiche della costruzione ed individuare eventuali movimenti in corso e, nell’ambito culturale, ha sponsorizzato la pubblicazione della monografia “Chiaravalle”, pubblicata a cura di Electa nel 1992.

Marzo 2006-03-09

Liliana Martegani


 

 

 

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