Palazzo Menz a Bolzano
Sede della Filiale della
Banca Commerciale Italiana
A cura di Aldo Morpurgo e Alfredo
Izeta
Gallerie fotografiche:
- il Palazzo Menz a
Bolzano
- il Salone e la Sala
Cinese
Dal sito "PALAZZI ABI"
""" Legandosi alle più antiche vicende della città di Bolzano, palazzo Menz sorge
in un isolato interessato dal processo di ampliamento urbano duecentesco in
cui fu coinvolta anche la costruzione della nuova sede vescovile. L’edificio
raggiunse le dimensioniattuali tra il 1666 ed il 1682, quando i
Wettin-Rafenstein, acquistate le case che già dalla fine del Trecento erano
presenti sul sito, vollero abbatterle per dar luogo ad una prestigiosa
residenza di famiglia: fu allora che venne realizzato il grande salone a
doppia altezza e venne definita, salvo parziali successive modifiche,
l’aspetto della facciata con gli erker su via della Mostra.
Ceduto nel 1753 a Georg Paul Menz – appartenente ad una ricca famiglia di
mercanti di tessuti – il palazzo fu rinnovato dal 1771, in occasione
probabilmente delle nozze Elisabeth Clara Amorth. La struttura architettonica
rimase sostanzialmente invariata, mentre ne fu mutata radicalmente la
decorazione pittorica, per la quale fu convocato, al culmine della sua
carriere artistica, Carlo Henrici, autore dei dipinti del salone e
dell’ideazione della attigua sala cinese: nel salone principale un trionfante
tripudio di colori in grandiosi trompe l‘oeil che raccontano le scene di una
festa in maschera in un giardino che illusionisticamente “sfonda“ le pareti,
al cospetto degli dei dell‘Olimpo; l’attigua sala cinese prende il nome dalla
decorazione che ne ricopre le pareti - con il soffitto interamente ornato da
stucchi e sulle pareti, al di là di una balaustrata dipinta, paesaggi
orientaleggianti che si estendono senza interruzione – e rappresenta l’omaggio
di un grande mercante di tessuti alla terra della seta.
Dopo vari passaggi di proprietà e trasformazioni otto e novecentesche, nel
1952 il blocco su via della Mostra fu acquistato dalla Banca Commerciale
Italiana che nel 1971-72 ne commissionò un primo generale restauro, volto
soprattutto alla valorizzazione delle valenze storico-artistiche
dell’edificio, pur coniugate con le nuove funzioni operative di sportello
bancario. Tra 1996 e 1999, un rinnovato intervento sulle decorazioni ad opera
di Adriano Salvoni ha restituito al fascino antico ed al pubblico godimento
questo tesoro d’arte privato, oggi appartenente a Banca Intesa.
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Il Palazzo Menz di Bolzano, sede della Banca Commerciale
Italiana, è uno degli edifici più significativi del panorama bancario:
repertoriato dall'ABI tra le perle dell'edilizia bancaria, ha avuto
sicuramente fortuna ad essere acquistato da un Istituto bancario che - anzichè
essere mosso dalla cupidigia di succose plusvalenze (come - ahimè - succede
oggi: si veda la splendida Sede della Banca Commerciale Italiana di Firenze
recentemente venduta per evidenziare decine di milioni utili a conto economico
per la soddisfazione degli azionisti e l'acquisizione di "stock options".....)
- ha preferito regalare alla città di Bolzano un palazzo riportato ai suoi
antichi splendori dopo i guasti provocati dal tempo, dall'improprio utilizzo
delle strutture e dai bombardamenti subiti nel corso delle Seconda Guerra
Mondiale, immobile che costituisce da
sempre un'attrattiva per i turisti ed un vanto per i cittadini.
L'edificio, venne costruito negli ultimi decenni del Seicento da Gerolamo
Ottone di Rafenstein demolendo due case preesistenti. Subì poi vasti rimaneggiamenti: le strutture
seicentesche superstiti comprendono il secondo piano di Via della Mostra e
tutta la parte su Via Argentieri.
La decorazione pittorica del Salone è artisticamente più valida di quella
della contigua Sala Cinese, affrescata con paesaggi esotici presumibilmente da
un allievo dell'Henrici. Gli affreschi del
Salone sono invece opera di Carlo Henrici, che li realizzò probabilmente nel 1776 su
commissione di Giorgio Paolo Menz per il suo matrimonio con Clara Amorth. A
soffitto vediamo infatti il "Trionfo d'Amore", garbata ma evidente allusione
sia al matrimonio che al cognome della sposa. Quattro pannelli ovali
rappresentano i quattro elementi: la Terra (Bacco e Cerere), l'Acqua (Poseidone
e Anfitrite), il Fuoco (Minerva e Plutone), L'Aria (Eolo). Sulle pareti
laterali l'Henrici ha immaginato una festa in maschera in un parco cui si
accede da gradinate dipinte sulle pareti stesse. Singolare il pannello di
destra: vi è rappresentato un guerriero (Capitan Fracassa) a colloquio con un
nano. Il grande camino è affrescato da un dipinto che rappresenta Bacco: in
precedenza era presente un dipinto di carattere sacro (il
sacrificio di Isacco). Il Salone è quindi interamente ricoperto da affreschi
di carattere profano che ci presentano un chiaro quadro della nobiltà gaudente
dell'epoca.
Dai primi anni '90, i due saloni furono aperti ai turisti: la Comit stipulò così un accordo con la locale Azienda di Soggiorno per visite bisettimanali di gruppo tenute da guide poliglotte. La visita di "Palazzo Menz" venne anche inserita in un tour guidato (a pagamento) comprendente i più significativi palazzi di Bolzano.
Dal 1994 i due saloni vennero anche adibiti alla presentazione ai media di manifestazioni (e delle relative attività collaterali) importanti per la città di Bolzano, quali "Bolzano danza", "Primavera di Bolzano", "Festival della montagna".
Ma l'avvenimento di maggior rilievo rimane certamente il ciclo di concerti di musica classica (solisti, piccola orchestra, trii, quartetti, voce, ecc.) realizzato, a porte chiuse, dalla RAI nel maggio 1996. Le riprese durarono 7 giorni e videro la partecipazione di artisti di ottimo livello, tra cui alcuni conosciuti in campo internazionale (es.: il soprano Gemma Bertagnolli, o il pianista Antonio Ballista). Con i pezzi migliori, la RAI mise in piedi un programma di alto livello, dove bellissime musiche si armonizzano perfettamente con la stupefacente bellezza degli affreschi. La trasmissione venne irradiata più volte sia su "RAI 3 Regionale Trentino-A.Adige", sia su "RAI 3 Sender Bozen" (in lingua tedesca).
Carlo Henrici
L'Henrici nacque a Schweidnitz nel 1737 e morì a Bolzano nel 1823: gli
affreschi di Palazzo Menz vennero considerati dai suoi contemporanei il suo
capolavoro sia per i toni di colorore che per l'argomento trattato, che ci
fornisce una rappresentazione pittorica della vita signorile del Settecento.. Ne 1755 lasciò il suo paese natale, occupato dai prussiani, e si
trasferì prima a praga, poi a Vienna ed infine a Venezia, ove rimase per lungo
tempo. A fine 1757 arrivò a Bolzano, dove sposò la figlia del pittore Twinger
ed ottenne il permesso di risiedere ed operare nella città. Nel 1760 si
trasferì a Venezia per perfezionare la propria arte, che sarà sempre
influenzata dallo stile veneziano. Tuttavia anche se il riferimento a Tiepolo
è inequivocabile l'artista ha saputo sviluppare un proprio linguaggio più
leggero e disimpegnato che raccoglie spunti culturali di diversa provenienza,
in particolare con l'arte veronese.
Oltre agli affreschi del Salone di Palazzo Menz si ricordano quelli di Palazzo
Perotti a Covelo presso Trento (1767), quelli della Cappella del Palazzo
Salvadori a Trento (1770), quelli della Cappella delle Grazie nel Duomo
di Bolzano (1771), quelli della Parrocchiale di Tires e delle Chiese di
Campegno, Collepietra e Tesimo ; eseguì anche numerose pale d'altare,
fra cui quella di Santa Geltrude ad Asiago, Vie Crucis di ispirazione
tiepolesca (fra cui quelle di S. Vigilio di Marebbe e della Cappella del
Palazzo Salvadori di Trento; infine si distinse anche come ritrattista.
Nel 1798 divenne cieco e passò nell'inattività l'ultimo ventennio della sua
vita






