Arte Italiana 1960/1980
Banca Commerciale Italiana New York

 

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Ogni volta che cerchiamo di razionalizzare i modelli strutturali dello sviluppo della creatività ci troviamo di fronte a contraddizioni insanabili; eppure la necessità di distìnguere le varie correnti dell'arte moderna e contemporanea è così evidente che non richiede giustificazione.
Innanzitutto, dobbiamo fare i conti con la pretesa o quanto meno il comprensibile desiderio di un 'artista arrivato alla sua maturità di essere unicamente se stesso, senza legami con altri, e se non proprio non classificabile almeno non rigidamente catalogabile in un gruppo. D'altra parte, a chi come noi dell'arte ha un'esperienza sia sensibile sia razionale, la necessità di inquadrare i concetti e le categorie stilistiche si impone in ogni caso. È in questo tipo di schema mentale che prende corpo nel nostro pensiero l'idea di realizzare, in una serie di selezioni, esposizioni, collezioni e cataloghi, qualche cosa di sostanzialmente inesistente come il concetto di "arte italiana. "
Ci troviamo così a separare a dividere e a suddividere in gruppi e sottogruppi nel tentativo di raccogliere e capire un insieme sulle prime sconcertante di materiale apparentemente privo di collegamenti. Ma tutto sommato, facciamo questo per dare un nome e classificare opere piene di vita, per cogliere la luce che alcuni pezzi del tutto particolari gettano sull'intera produzione di un artista, e anche perché, come nel caso di questa collezione, un certo numero di dipinti e stampe è sufficiente a illuminare un'area nella quale, racchiuse in un limitato intervallo temporale, possono essere colte le particolarità e le idiosincrasie dello spirito di una nazione. Alla Banca Commerciale Italiana va riconosciuto il merito di aver dedicato energie e mezzi all'acquisizione e alla conservazione di una collezione di dipinti e stampe che per la sua qualificazione indubbia e per tutti i suoi pregi può ben ambire a offrire una panoramica degli aspetti centrali della pittura italiana del dopo-guerra.
Thomas M. Messer, Direttore The Solomon R. Guggenheim Foundation
30 Agosto 1984
 



Con questa scelta di artisti e di opere ci si propone di dare una testimonianza d'insieme, scarna ma per quanto possibile organica, di alcuni aspetti dell'arte italiana nell'arco di tempo che corre dall'inizio degli anni sessanta ai nostri giorni, cercando di sottolineare qualche saliente caratteristica di ciascuna delle aree di ricerca considerate.
L'attenzione è incentrata su:
- nuove ricerche d'immagine dopo e oltre l'informale (figurazione novissima, pittura di reportage), correlate a certe indicazioni della pop americana, inglese e del Nouveau Réalisme, ma con ragioni e modi tipici (Adami, Baj, Baruchello, Cavaliere, Ceroli, Del Pezzo, Kounellis, Pascali, Pistoletto, Rotella, Schifano, Tadini);
- realizzazioni visuali ottico-percettive di appartenenti al Gruppo T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco) e al gruppo N (Biasi, Costa), che bene e tempestivamente si inseriscono in un vasto quadro nazionale ed internazionale di analoghe esperienze individuali e di gruppo (arte cinetica, op art, arte programmata);
- risposte a istanze geometrico-costruttive imperniate sulla strutturalita elementare della forma (Aricò, Carrino, Pardi, Spagnulo, Uncini);
- proposte di protagonisti dell'Arte Povera e dell'Arte Concettuale impegnati in indagini assai diversificate, ma sempre intese al perseguimento di risultati nei quali la concretezza sensoriale si accompagna a una forte componente mentale (Agnetti, Boetti, Merz, Paolini);
- elaborazioni di operatori che si muovono nell'ambito della nuova scrittura, inteso il termine in senso inglobante, comprensivo cioè delle numerose esplorazioni spazianti nell'area del rapporto parola-immagine (pittura da leggere/poesia da guardare), con declinazioni specifiche ma convergenti (poesia concreta, tecnologica, visiva; scrittura visuale, simbiotica), esplorazioni che presentano spesso agganci con l'area concettuale (Accame, Carrega, Isgrò, Miccini, Mussio, Ori, Pignotti, Sarenco);
- prove di giovani il cui lavoro concorre a costruire il panorama delle tendenze postmoderne, panorama ancora fluido, nel quale peraltro sono individuabili certe comuni motivazioni di fondo e alcuni percorsi interni più battuti di altri. Di questi percorsi si è cercato di almeno parzialmente delinearne uno, nel suo insieme abbastanza caratterizzabile, lungo il quale procedono gli artisti prescelti (Barbera, Benati, Benuzzi, Esposito, Jori, Levini, Mainolfi, Maraniello, Salvatori, Spoldi)#.
I singoli contesti sono stati costruiti aggregando opere ritenute emblematiche sotto il profilo delle connotazioni individuali e, nel tempo medesimo, sufficientemente omologhe, collegate cioè da un comune denominatore, da consonanti esplicitazioni avvertibili al di là dello "specifico soggettivo". Esigenze di disegno generale (dettate anche dalla prevista collocazione delle opere, destinate a restare insieme nel tempo in quella che sarà, a New York, la loro sede definitiva), esigenze di sintesi, di organicità, di equilibrio parziale e globale, hanno consigliato di proporre un solo lavoro di base per ogni autore (oltre ad opere grafiche) e hanno indotto ad escludere altri lavori magari di rilievo ed altri autori presenti nella collezione di arte italiana contemporanea della Comit.
Per quanto riguarda, in particolare, la data delle singole opere, mette conto sottolineare che evidentemente non si è avuta tanto l'intenzione di documentare i tempi di insorgenza e di primo sviluppo di ciascuna delle tendenze considerate, quanto la preoccupazione di perseguire, attraverso l'assemblaggio dei relativamente pochi lavori prescelti, un minimo di "effetto contesto" col duplice scopo di evidenziare sia le caratteristiche personali dei singoli sia il "clima" nel quale si muovono. Quasi sempre, comunque, si è data la preferenza a pezzi d'epoca: solo in qualche caso (Castellani, Ceroli, Paolini,
Pomodoro), avuto riguardo anche a certe continuità di connotazione degli artisti in causa, si è ammessa eccezione alla regola e si è ritenuto di far cadere la scelta su lavori recenti.
Occorre infine chiarire che la presenza, al di fuori delle aree di ricerca messe a fuoco, di opere di Castellani, Dorazio, Lo Savio, Manzoni, Novelli, Pomodoro, Scanavino e Tancredi non è tanto da intendersi nel senso che a questi artisti si voglia assegnare una funzione di riferimento, di "segnale" (che ad alcuni, del resto, indubbiamente spetta), quanto da attribuirsi al fatto che la loro presenza è sembrata in vario modo determinante a rendere meno incompleta la "testimonianza d'insieme" che, come si diceva all'inizio, si è cercato di dare dell'arte italiana dei due ultimi decenni, sia pure limitatamente ad alcuni aspetti.
Vittorio Corna

# Altri due percorsi facilmente individuabili sono quelli battuti dai protagonisti della "Transavanguardia" (Ghia, Cucchi, Clemente, Paladino, De Maria) già ben conosciuti negli Stati Uniti, e dai cosiddetti "Anacronisti" (C.M. Mariani, Di Stasio, Piruca, Abate, Barni,....).