Antonello da Messina


 
Antonello d'Antonio nasce a Messina presumibilmente verso il 1425-1430 da Giovanni d'Antonio "magister mazonus", cioè scalpellino o marmoraro, e da Garita (Margherita?). Confuse e incerte le notizie della sua vita riferite dal
Vasari - che ne supponeva tra l'altro un viaggio nelle Fiandre e un incontro, impossibile sul piano cronologico, con Jan van Eyck - e dalle fonti meridionali, solo grazie alle ricerche archivistiche condotte tra la fine del secolo scorso e gli inizi di questo dagli eruditi siciliani Gioacchino Di Marzo e Gaetano La Corte Cailler è stato possibile ricostruire la biografia del pittore e un primo corpus di opere, punto di partenza imprescindibile per gli studi successivi.
Tramontate ormai del tutto le ipotesi di un iniziale soggiorno a Palermo o in Lombardia, sulla traccia della famosa lettera del 1524 scritta dall'umanista napoletano Pietro Summonte al veneziano Marcantonio Michiel e resa nota dal Nicolini (1925) la formazione artistica di Antonello si colloca a Napoli, negli anni tra il 1445 e il 1455, nella bottega di Colantonio e in un ambiente culturale aperto a esperienze fiamminghe, spagnole e provenzali.
Nel 1457 Antonello è già un maestro autonomo, come attesta un documento del 5 marzo in cui il pittore si impegna a dipingere un gonfalone per la confraternita di San Michele dei Gerbini di Reggio Calabria in tutto simile ad un altro da lui già eseguito per la confraternita di San Michele di Messina (entrambi perduti), e a capo di un' avviata bottega nella quale lavorano come apprendisti il fratello Giordano e Paolo di Ciacio. Certamente prima del 1460 è stato ipotizzato dalla critica un suo viaggio a Roma, dove sarebbe entrato in contatto con la lezione del Beato Angelico e di Piero della Francesca. Dal 1460 infatti - quando il padre noleggia un brigantino per prelevare "magister Antonellus" e la sua famiglia ad Amantea, in Calabria, e ricondurlo a Messina — fino al 1465, numerose carte d'archivio, in gran parte atti di commissione per dipinti oggi perduti, documentano la sua attiva presenza nella città natale. Il 30 gennaio 1461 si impegna con il messinese Giovanni Mimila a dipingere e consegnare entro la quaresima una "ymaginem gloriosa Virginis Marie" ed il 5 luglio 1462 gli viene commissionato un gonfalone per la confraternita di Sant'Elia dei Disciplinanti, identico a quelli di Santa Maria della Carità e di San Michele; nel 1463 aveva già eseguito "quondam iconam" per la confraternita di San Nicolò alla Montagna.
Successivamente, la mancanza di notizie dal luglio 1465 all'ottobre 1471 ha fatto supporre un altro soggiorno continentale e una conoscenza diretta dell'arte pierfranceschiana, in linea con i risultati raggiunti nelle opere note dopo il 1470. Dal 1471 al 1474 un nuovo documentato periodo di intensa attività a Messina e nella Sicilia orientale: in particolare, nel 1471 (21 ottobre) e nel 1472 (15 gennaio e 22 giugno) tre atti notarili, da poco ritrovati, attestano la presenza del pittore a Noto, dove era stato chiamato a dipingere un gonfalone, oggi perduto, per la confraternita dello Spirito Santo. L'anno seguente gli vengono commissionati un grande polittico per la chiesa di San Giacomo a Caltagirone e un gonfalone per la confraternita della Trinità di Randazzo, entrambi perduti. Poi nel 1475, e fino ai primi mesi del 1476, Antonello soggiorna a Venezia. Oltre alle opere certamente riferibili a quel periodo, lo attesta una lettera scritta nel 1475 da Matteo Colazio ad Antonio degli Adinolfi, nella quale Antonello risulta impegnato in quei mesi a dipingere la pala di San Cassiano; notizia confermata anche in un'altra lettera che il committente del dipinto, Pietro Bon invia il 16 marzo 1476 al duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, pregandolo di permettere che il pittore siciliano — prima di recarsi al suo servizio quale ritrattista di corte — possa completare l'opera ormai "avanzatissima" che, ultimata, sarà "de le più ecxelenti opere di pennello che habia Ittalia e fuor d'Ittalia".
Dopo una ipotetica breve tappa milanese, forse già prima del settembre 1476 il ritorno definitivo a Messina, dove risulta attivo negli ultimi anni di vita. Difatti nel settembre di quell'anno consegna l'ultima parte della dote della figlia Caterinella, giusto l'impegno preso con il genero Bernardo Casalaina nel contratto nuziale stipulato nel 1473. Il 20 giugno 1477, assieme al cognato, l'intagliatore Giovanni de Saliba, si impegna a dipingere un gonfalone per la chiesa dell'Annunziata di Ficarra (Messina), perduto, e riceve un pagamento dai giurati di Catania per alcuni "beneficii" da lui eseguiti per la "maiuri ecclesia"; il 5 novembre 1478 gli viene commissionato uno stendardo per Ruggero De Luca di Randazzo con una "ymaginem sacratissime virginis Marie cum filio in braschiis et quatuor angelos circum circa", che tuttavia verrà ultimato dopo la sua morte dal figlio Jacobello, erede dei beni e della bottega paterna, cosi come il quadro dipinto per i confratelli della chiesa di Santa Maria della Carità, ed un gonfalone per San Michele a Catania, che Jacobello nel 1480 si impegnava a portare a termine.
Non si conosce la data esatta della sua mor venuta comunque tra il 14 febbraio 1479, do "infirmus iacens in lecto" detta le sue ultime  volontà, e l'11I maggio dello stesso anno, che è la data di apertura del testamento.

 

Alcune opere di Antonello:

> Crocifissione

> San Gerolamo penitente

> San Benedetto
> Salvator Mundi

> San Sebastiano

> Pietà

 

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