6 Novembre 1994 - Alessandria - i giorni del fango

A cura di Alfredo Izeta - resoconto di Roberto Ringressi

 

Pomeriggio del 6 novembre 1994: una leggera pioggerellina preavvisa lo sfondamento degli argini da parte del fiume Tanaro e l'arrivo della piena sulla città di Alessandria, che viene rapidamente invasa da una coltre di acqua, fango, gasolio ed altri materiali innominabili....

Quanto accadde in quel periodo è stato magistralmente narrato dalla penna di Roberto Ringressi: il suo scritto è comparso sul numero 12 di TEMPOCOMIT del gennaio/febbraio 1995.

Mi sembra giusto farlo rivivere in questa pagina.

Alfredo Izeta
 


 "Le riserve del cielo si spalancarono ... e sopra la terra precipitò il diluvio ... e le acque crebbero ... e ricoprirono ogni cosa sulla superficie della terra ... e tutto fu sterminato" (Genesi,7).
Qualcosa di simile deve essere avvenuto sulle montagne del Cuneese nella notte tra sabato e domenica 6 novembre 1994. In poche ore seicento milioni di metri cubi di acqua si sono rovesciati con rovinosa violenza a valle, gonfiando a dismisura il letto del Tanaro, già provato dalle piogge battenti da giorni sull'intero bacino. Straripando, erodendo, travolgendo, seminando morte e distruzione, hanno invaso campagne, paesi e città: Alba, Canelli, Asti, Alessandria.
Ad Alessandria saliva l'onda di piena del Tanaro e del confluente Bormida. A mezzogiorno del 6 novembre - senza alcun preavviso alla popolazione per inefficienza burocratica - l'acqua limacciosa aveva già raggiunto i quartieri bassi della città e alle due del pomeriggio vorticava in Piazzetta della Lega, minacciando Corso Roma, con il suo fronte carico di petrolio e di veleni.
Le acque non hanno risparmiato la sede della filiale di Corso Roma 5: dopo aver sommerso il caveau, hanno invaso il salone del pubblico fino a un' altezza di circa trenta centimetri, scavalcando i cinque gradini che lo sollevano dal livello della strada.
Una sorte non migliore è toccata all' agenzia di città di Asti, all'interno della quale l'acqua di piena ha raggiunto un' altezza di oltre un metro e sessanta, dopo aver infranto le vetrate, divelto gli arredi e gli impianti di recente installazione, sommergendo in un magma di fango modulistica e suppellettili.
L'indomani, mentre la città cominciava mestamente a contare i suoi morti e a lenire le sue ferite in una lunga e tenace opera di ricostruzione, con l'aiuto di giovani volontari che arrivavano da ogni parte d'Italia, meravigliosi ed esemplari per altruismo e sollecitudine, l'ingresso in banca è stato traumatico.
L'acqua fetida e ripugnante di sostanze oleose che ne avevano segnato il livello raggiunto sui mobili e sui muri, stagnava ancora a metà della scala di accesso al caveau e, ritiratasi durante la notte, aveva lasciato nel salone del pubblico, nel borsino, nell' area retail inaugurata appena una settima prima, uno strato viscido di melma su cui si rifletteva una luce sinistra. Sofisticati congegni di sicurezza, apparecchiature, impianti, documenti, valori, modulistica erano andati irrimediabilmente distrutti.
Un attimo di smarrimento, uno sguardo d'intesa, una coraggiosa e spontanea reazione e tutti insieme, via, come a un segnale convenuto, a tuffarci nell' opera di sgombero e di ripristino! Scope, pale, spazzoIoni, stracci, secchi sono diventati gli strumenti operativi di inappuntabili e sedentari bancari, in un insolito abbigliamento di stivali, giacconi cerati e tute di fatica.
E così, mentre venivano febbrilmente organizzati i primi interventi tecnici esterni, la generosa e spontanea disponibilità di tutti, con funzioni diverse ma con eguale senso di responsabilità, ha rimesso in moto la macchina produttiva. Il lavoro di retrosportello è stato subito approntato ai piani superiori, al lume di candele e di torce elettriche di fortuna, e poi smistato alle dipendenze per la contabilizzazione. Già fin dal mercoledì seguente è stato reso operativo un apposito punto terminale presso la filiale di Tortona sul quale confluivano la stanza, i messaggi swift, gli sconfinamenti. Venerdì infine, primi fra tutti gli istituti della piazza compagni di sventura, abbiamo riattivato il salone del pubblico con l'apertura di due postazioni, in un clima di emergenza, è vero, ma perfettamente funzionanti tanto da meritare l'apprezzamento sorpreso della clientela, che da giorni sollecitava con garbato interesse, dettato da comprensibile bisogno, il servizio di cassa.
Successivamente, svuotato il caveau dall'acqua, recuperato quanto possibile dei valori (bolli, titoli e banconote), sono state aperte le cassette di sicurezza.
Commessi, impiegati, funzionari, in condizioni ambientali precarie e malsane, si sono alternati nell' opera di verifica del contenuto di ogni singola cassetta e di assistenza alla lenta processione dei tanti depositanti, ansiosi di recuperare gli oggetti di valore. E così, mentre nell'interrato l'impresa Provera, che ci ha assistito fin dall'inizio, continuava a rimuovere tonnellate di fango e di carta appesantita dall' acqua, tutto tornava lentamente alla normalità.
Porteremo per sempre nel cuore il ricordo di un' esperienza drammatica ma esaltante al tempo stesso, che ci ha ritrovato più uniti e più disponibili, più determinati e più forti.
Roberto Ringressi


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