Quante volte abbiamo sentito affermare dalle
Istituzioni e dalle varie associazioni di categoria(presente e
passato Governo, Bankitalia, Unione dei Consumatori, Confindustria,
etc.) che il processo di concentrazione degli Istituti di Credito
avrebbe portato benefici sotto ogni profilo:
- il raggiungimento di dimensioni europee avrebbe impedito o
quantomeno reso pił difficile una scalata da parte di banche estere
- le economie di scala avrebbero comportato una maggior
concorrenza e grandi vantaggi per la clientela (privati ed aziende)
- nello stesso tempo le maggiori dimensioni avrebbero anche
determinato una maggiore remunerazione al capitale (gli azionisti)
- l'efficienza degli Istituti di Credito sarebbe considerevolmente
aumentata
Oggi - settembre 2007 - ci chiediamo quanti di questi presupposti
siano andati a buon fine: probabilmente solo la soddisfazione degli
azionisti (in gran parte le fondazioni...) e dei managers,
ricompensati con stock options milionarie.
Per contro possiamo segnalare:
- una sistematica distruzione di posti di lavoro come
conseguenza dei prepensionamenti (ma Berlusconi e Prodi non
avevano sempre parlato di innalzamento dell'etą pensionabile?)
- una ricerca del profitto basata sulla vendita del prodotto
(obbligazioni strutturate, derivati sui cambi e sui tassi)
- una forte pressione sulla forza destinata alla vendita per
il raggiungimento dei risultati
- il modesto (per non dire nullo...) contributo alla crescita
del Paese Italia
In questa sezione del sito ci occuperemo del fenomeno: invitiamo
tutti gli amici che ci seguono (soci e non soci) ad inviarci
segnalazioni sull'argomento che pubblicheremo, se del caso in forma
anonima, in queste pagine |