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Il Fondo
Pensioni IBI: un disastro annunciato?
Prima parte
I precedenti
Alcuni mesi fa ci siamo occupati del Fondo Pensioni IBI.
Come molti di voi ricorderanno, l'IBI - Istituto Bancario Italiano - era una
banca privata operante soprattutto in Lombardia, è stato incorporato dalla
Cariplo il 14 dicembre 1991, data dalla quale la Cassa IBI è diventata
sostanzialmente un fondo chiuso; dal 30/7/92 il personale IBI poteva mantenere
la propria iscrizione alla Cassa IBI oppure iscriversi (con decorrenza
14/12/9) al fondo Cariplo. Attualmente il Fondo Pensioni IBI è composto da un
migliaio di soci ed ha un patrimonio di una cinquantina di milioni (così
quantificato all'atto della fusione Banca Intesa/Sanpaolo), più o meno
dimezzato rispetto ai dati di fine dicembre 2005.
Questo documento, che cercheremo di aggiornare qualora emergano nuovi
fatti, è basato sulle risultanze emerse da comunicati sindacali (fonti
istitutive del Fondo) e da qualche articolo di giornale: manca la testimonianza
diretta di qualcuno che possa raccontarci cosa veramente è successo e come
stanno le cose. Tenuto conto che il nostro sito è visitato da colleghi in
servizio, li preghiamo di contattarci via @mail (a sinistra sub "Scrivici) e
segnalarci eventuali errori, imprecisioni o novità (pubblicheremo i loro
messaggi, salvo divieto espresso, nel sito in maniera anonima).
Un dramma annunciato?
Dopo che si profilava una notevole perdita perdita per il 2006, da un
comunicato del gennaio 2007 abbiamo appreso che già il 4 aprile 2005 la FABI
aveva stigmatizzato una grave negligenza da parte degli uomini di Banca Intesa
nel Comitato di amministrazione della Cassa IBI: il Sindacato, riprendendo un
articolo pubblicato sul Sole 24Ore (Plus) del 12 marzo 2005, denunciava che, a
seguito di un'ispezione COVIP, l'11 dicembre 2003 (in piena crisi del Gruppo di
Collecchio) il gestore designato dalla Banca aveva acquistato 1.400.000 azioni
Parmalat Finance al prezzo di € 1.20 per azione (per un ctv. di € 1.680.000),
titoli rivenduti il 19 dicembre 2003 (una settimana dopo: il giorno di uscita di
Parmalat dal MIB30) a € 0.30 per azione (per un ctv. di € 420.000). La FABI
aggiungeva che:
la perdita di € 980.000 aveva praticamente azzerato - in soli 8 giorni - il
rendimento annuo del patrimonio mobiliare della Cassa;
esprimeva il proprio disappunto affermando che "Così come i colleghi ex
Comit, gli iscritti alla Cassa di Previdenza ex IBI saranno i soli a pagare per
errori commessi dai
rappresentanti azienda........"
L'ira
dei Sindacati
In attesa della riunione del Consiglio della Cassa IBI (prevista per il
12/2/2007, avrebbe dovuto rendere nota la reale situazione dell'Ente), in un
successivo comunicato (9/2/2007) la FABI assumeva un durissimo atteggiamento
esigendo un comportamento del Consiglio teso alla tutela delle posizioni
degli associati:
esonerare dalla gestione del patrimonio il
Consigliere (di nomina della Banca) che aveva causato il dissesto (non
nominato)
evitare di affidare la gestione del patrimonio ad una società previdenziale
indicata dalla Banca senza una selezione trasparente di altre
contropartite
individuare con il massimo rigore le singole responsabilità
far conoscere agli associati "come sia potuto accadere che soggetti
indicati dalle precedenti gestione della banca, abbiano potuto operare
indisturbati, durante questa
gestione, su conti correnti, effettuando operazioni non congrue che
avrebbero dovuto far scattare segnalazioni di anomalie tali da mettere in moto
il rigoroso auditing interno"
Singolare ma gradito un passaggio della FABI, che recita "è infine da
respingere l’attacco del giornale della Confindustria ai fondi preesistenti come
fondi dissestati con metodologie di gestione poco trasparenti e rischiose.
Ricordiamo che tali fondi hanno fatto e stanno facedono il loro dovere, in
alcuni casi, COMIT e CARIPLO, per decenni, addirittura per oltre un secolo,
superando indenni eventi come due guerre mondiali. E’ grazie all’accumulo
decennale di un patrimonio immobiliare di pregio del Fondo Comit se è riuscito
il ristorno delle posizioni degli associati, nella vicenda di liquidazione",
smentendo così un certo Alberto Brambilla (già dirigente responsabile dei
fondi pensione di Intesa/Cariplo e tuttora nel “nucleo di valutazione della
spesa previdenziale”, l’organismo ministeriale che ha proposto di diminuire del
10% l’importo delle già taglieggiate pensioni Inps “perché sta aumentando
l’aspettativa di vita”), sul quale riportiamo una precisazione di Antonio Maria
Masia, Presidente dell'Anpecomit:
"Il Brambilla di cui si parla , dipendente di Banca Intesa, ramo Cariplo, è
quello che nelle sue funzioni di Sottosegretario Responsabile con delega ai
fondi pensioni integrativi del Ministero del Lavoro, mi disse in sede di
audizione 24.5.2005, alla presenza di altri (Mascini, D'avossa, Onofri etc...)
che il Fondo Pensioni Comit che io difendevo era da chiudere perchè fallito e
che anche la Comit era una Banca "tecnicamente fallita". Più conflitto di
interessi di così.... E che profeta.....il Fondo valeva il doppio!".
Scusate se divaghiamo, ma quanto sopra contribuisce ancora, se ce ne fosse il
bisogno, a renderci orgogliosi per aver combattuto una battaglia dovuta: il
Fondo Pensioni Comit non era in difficoltà e non aveva alcuna ragione di
bloccare il pagamento delle pensioni e distribuire anticipi (inizialmente 40%) a
valere sulla futura liquidazione dei suoi assets.
(continua)
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