|
Comunicato n. 18 del 23-10-2009 (udienza del 22 ottobre sul Piano di Riparto)
Care amiche e cari amici,
una veloce prima informazione sull’udienza di ieri in Tribunale a Milano a proposito del Piano di Riparto.
Un’udienza piuttosto caotica e confusa, partecipata da numerosi colleghi e da una trentina di legali a fronte delle 27 cause di opposizione al piano di riparto.
L’incontro iniziato dopo le 15 del pomeriggio si è concluso oltre le ore 21 con un intervallo di Camera di Consiglio del Collegio dei Giudici di circa 50 minuti dalle 17,15.
Dopo alcune formalità di rito (appello dei presenti, controllo dei numerosi fascicoli sul tavolo ecc..), il Presidente ha dato atto della istanza di rinvio presentata in Cancelleria dai nostri legali, cui hanno aderito anche i legali del Fondo, quello dell’UNP e la maggior parte degli altri difensori. L’istanza di rinvio era motivata alla luce della pesante novità legata alla richiesta da parte del Fisco al Fondo a pagare, in solido con la Beni Stabili, la cifra di oltre 114 milioni di imposte ELUSE, in sede di passaggio del patrimonio immobiliare. Imposte, si badi bene, che per legge sono poste a carico dell’acquirente, non del Fondo, che a questo punto non si capisce bene perché abbia fatto o accettato la tipologia del "conferimento" per trasferire i cespiti a Beni Stabili.
La richiesta di rinvio sarebbe servita a tutti per valutare meglio l’impatto della novità sul piano di riparto, per stabilire con trasparenza ruoli e responsabilità dell’accaduto ed anche per tentare seppure faticosamente una qualche ipotesi di accordo extragiudiziale fra tutte le parti in causa, come da nostra richiesta di sempre e come da recentissimo invito dei responsabili del Fondo stesso. La richiesta di rinvio, però, si è via via complicata. Forse perché una minoranza di legali ha detto no al rinvio, forse per un eccesso di interventi iniziali intesi a contestare la legittimità del Collegio Giudicante, forse per richieste perentorie tipo: ci si dica quì e subito se il Fondo mantiene o ritira il piano.
A questo punto il Collegio si è ritirato in Camera di Consiglio per decidere sull’istanza di rinvio, emanando un’ordinanza alle ore 18,10 con la quale respingeva l’istanza di rinvio, disponendo che tutti i Legali procedessero alla discussione in un tempo fissato in 10 minuti ciascuno, precisando che la discussione avrebbe dovuto riguardare anche le questioni processuali preliminari.
In quel momento viene presentata istanza di sospensione del giudizio (tecnicamente diversa dal rinvio) a firma congiunta dei nostri difensori e di quelli del Fondo e dell’ UNP. Il Collegio si è riservato di decidere su tale istanza.
A quel punto è ripresa la discussione e vi è stata gran confusione: ognuno ha detto la sua, chi riguardo la procedura e chi riguardo il merito, chi cercando di tenere insieme i due aspetti.
Gli avv.ti Lo Fiego (nostro legale per i 98/99) e Centofanti hanno insistito sulle questioni processuali, sostenendo che il Collegio non era processualmente competente ad occuparsi della vicenda.
L’ avv. Iacoviello, per i nostri iscritti “zainetto”, ha invece aderito alla competenza processuale del Collegio, chiedendo però l’ applicazione del rito ordinario (più garantistico) e non quello (sommario) camerale, e ha poi insistito sul merito chiedendo l’ applicazione dell’ art 27 dello Statuto.
L’ avv. Iacoviello ha altresì evidenziato come il Fondo abbia mentito sostenendo che la perizia sugli immobili indicava un valore di 660 milioni di Euro, mentre invece è emerso dall’ avviso di liquidazione dell’ Agenzia delle Entrate che, con perizia giurata allegata al rogito del 16 giugno 2006, gli immobili alla data del 31 marzo 2006 erano già stati valutati in € 1.062.000.000,00 , ovvero esattamente l’importo pagato nell’ “asta” da Beni Stabili Spa. Risulta quindi documentalmente smentita la tesi del Fondo sulla vendita “miracolosa” di un patrimonio da 660 mil. a 1.062 mil. In realtà Beni Stabili ha pagato soltanto il prezzo di perizia, e nulla di più, per di più non pagando le imposte - 100 mil. - che oggi vengono richieste solidalmente anche al Fondo.
L’ Avv. Iacoviello ha così contrastato anche la tesi di Ichino secondo cui chi aveva preso lo zainetto o le anticipazioni avrebbe “messo al sicuro” il suo patrimonio dalla sicura perdita di valore degli immobili.
Infine l’ avv. Iacoviello ha ricordato che l’ art. 27 è norma contenuta nello Statuto, che non è stato mai abrogato o modificato sul punto.
L’udienza si è conclusa con l’intervento degli avvocati del Fondo, prima dei due avvocati Brugnatelli ed infine dell’Avv. Ichino ricomparso in udienza proprio a proposito (precedentemente non aveva partecipato all’udienza salvo per pochi minuti prima che il collegio dei Giudici decidesse la citata Camera di Consiglio) L’Avv. Ichino utilizzando ancora una volta il suo nuovo e anomalo “codice ichinoambrosiano”, ha avuto modo di ripetere, suscitando l’evidente indignazione di tanti nostri colleghi, la sua versione, per noi inaccettabile e non veritiera sulle vicissitudini del Fondo, raccontate con una serie di omissioni di banalità e sottovalutazioni (art.27). Una per tutte: omette ancora una volta di parlare, di accennare, di vagamente evidenziare… il sacrificio imposto a fine 99 ai colleghi in servizio allora, ai pensionati del 98/99 e ai pensionati di reversibilità, PER SALVARE DAL FALLIMENTO il Fondo pensioni. E così salvando, lo ricordiamo ancora ad alcuni cugini della UNP anche loro convinti “negazionisti”, la pensione completa ai pensionati ante 97 e conseguente destinazione a loro della liquidazione del capitale al 100%. Ha invece enfatizzato l’onere allora sopportato dalla Banca indicandolo nella totalità dell’intervento di risanamento, artatamente ignorando, come detto , quello nettamente maggiore dei lavoratori.
Noi ricordiamo a TUTTI che dei circa 900 miliardi (lire) di deficit allora risanati circa 750 (ben oltre l’80%) li hanno addossati alle categoria sopra dette, introducendo in Statuto un art 27, a futuro risarcimento in caso di plusvalenza, che ora dichiarano non più applicabile, non più valido, non più….
Sfidiamo chiunque a negare questa sacrosanta VERITA’
Il nostro Avv. Iacoviello ha replicato che l’art 27 è vivo e vegeto e che, per legge, nella previdenza complementare uno Statuto non può essere modificato da contratti collettivi, ma solo da un altro Statuto, per di più con la necessaria approvazione della Covip che non c’è stata sul punto, e che quindi la “storia ichiniana” è del tutto inveritiera.
I Giudici alla fine di un estenuante, nervoso e caotico pomeriggio, quasi di follia per aver iniziato una discussione concitata verso le 18,30, con diversi protagonisti venuti da fuori e quindi in ansia per orari di treni e aerei, hanno detto: vi faremo sapere e buonanotte a tutti.
Ora aspettiamo.
Sarà un giudizio di sospensione , di rito o di merito?
Chi lo sa?
Vedremo e poi decideremo il da farsi e comunque Vi relazioneremo in seguito più diffusamente.
Alle ore 13 di oggi non vi era ancora in Tribunale alcun provvedimento.
Un abbraccio a tutti
Antonio Maria Masia
Roma 23-9-2009
|